Celebrazione della Passione del Signore: card. Cantalamessa, ““Vieni tu che sei anziano, malato e solo, tu che il mondo lascia morire nella miseria, nella fame, o sotto le bombe”

“Raccogliamo l’invito che Gesù rivolge al mondo dall’alto della sua croce: ‘Venite a me, voi tutti che siete affaticati e stanchi e io vi darò ristoro’”. E’ l’esortazione del card. Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, nell’omelia della celebrazione della Passione del Signore, presieduta dal Papa nella basilica di San Pietro. “Ci sarebbe quasi da pensare a una ironia, a una presa in giro!”, ha esclamato il cardinale: “Uno che non ha, lui stesso, una pietra su cui posare il capo, uno che è stato rifiutato dai suoi, condannato a morte, uno davanti al quale ci si copre la faccia per non vedere, si rivolge all’umanità intera, di tutti i luoghi e di tutti i tempi, e dice: ‘Venite a me, voi tutti, e io vi darò ristoro!’”. Poi la parafrasi dell’invito di Gesù, con i termini dell’attualità: “Vieni tu che sei anziano, malato e solo, tu che il mondo lascia morire nella miseria, nella fame, o sotto le bombe; tu che per la tua fede in me, o per la tua lotta per la libertà, languisci in una cella di prigione; vieni tu, donna, vittima della violenza. Insomma tutti, nessuno escluso: Venite a me e io vi darò ristoro! Non ho forse promesso solennemente: ‘E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me’”. “Ma che ristoro, puoi darci tu, o uomo della croce, tu più derelitto e affaticato di quelli che vuoi consolare?”, si è chiesto il cardinale quasi intessendo un dialogo ideale. “Venite a me, perché io sono! Io sono Dio!”, la risposta: “Ho rinunciato alla vostra idea di onnipotenza, ma conservo intatta la mia onnipotenza che è l’onnipotenza dell’amore. Sta scritto: ‘La debolezza di Dio è più forte degli uomini’. Io posso dare ristoro, anche senza togliere la fatica e la stanchezza in questo mondo. Chiedetelo a chi ne ha fatto l’esperienza!”. “Sì, o Signore crocifisso, con il cuore gonfio di gratitudine, nel giorno in cui commemoriamo la tua passione e morte, con il tuo apostolo Paolo noi proclamiamo con tutta la voce”, ha concluso Cantalamessa: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Io sono persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore”.

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