Giornata bambini innocenti: Open Doors, “450 milioni vivono in zone di conflitto. Vittime di aggressioni e bersaglio di violenza anticristiana”

Foto Open Doors

Ricorre oggi la Giornata internazionale per i bambini innocenti, vittime di aggressioni. Porte Aperte/Open Doors vuole sottolineare come i bambini non siano soltanto le vittime ma anche il bersaglio della violenza anticristiana. L’impatto della violenza sulle loro vite, infatti, va da ferite gravi (fisiche e psicologiche) a morte, come anche allo sfollamento, al matrimonio forzato e al reclutamento da parte di gruppi armati.
I fattori di rischio, come ha individuato una nostra ricerca pubblicata lo scorso anno, includono l’età, l’istruzione, il livello di protezione sociale e anche il genere e la religione. La stessa ricerca evidenzia come i bambini che vivono in zone di conflitto siano 450 milioni, cioè 1 ogni 6 nel mondo.
“Oltre a essere vittime di aggressioni, bambini e giovani possono essere intenzionalmente presi di mira per la loro identità religiosa, per i loro legami con le comunità emarginate e per il loro potenziale di ricoprire in futuro ruoli di leadership nel lavoro e nella famiglia”, ha dichiarato Rachel Morley, analista del dipartimento di ricerca di Porte Aperte/Open Doors.
La persecuzione religiosa colpisce i bambini e i giovani, soprattutto nella regione dell’Africa Sub-Sahariana, obbligandoli a fare i conti con alti livelli di violenza fisica, psicologica e sessuale, oltre a essere oggetto di rapimenti. “I gruppi violenti”, afferma la ricerca, “sfruttano la mancanza di protezione da parte delle comunità locali, oltre che il sovraccarico di lavoro delle forze militari statali e straniere che le rende meno in grado di intervenire”. Facendo eco alle parole di Graça Machel, ex-ministro dell’Istruzione del Mozambico ed esperta per il Segretario Generale delle Nazioni Unite, secondo cui milioni di bambini coinvolti in conflitti violenti “non sono semplici spettatori, ma bersagli”, la nostra ricerca sottolinea l’intenzione strategica di “impedire alla prossima generazione di continuare a ‘edificare la Chiesa’…”. Le comunità cristiane, infatti, “corrono il rischio di essere private delle generazioni più giovani, così come delle future famiglie e leader cristiani. I bambini e i giovani sono presi di mira perché hanno il potenziale di far vivere la comunità cristiana e perpetuare la Chiesa”.

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