Diocesi: Adria-Rovigo, la Fondazione San Giovanni Bosco sulla situazione debitoria. “Frutto di decisioni pregresse e legittime”

“L’origine dell’attuale situazione debitoria non è recente, ma è frutto di decisioni pregresse, che, prese legittimamente per lo sviluppo dell’Ente e dei suoi servizi, si sono trasformate in pesanti oneri, principalmente per gli effetti della crisi economica”. Lo scrive in un comunicato la Fondazione San Giovanni Bosco, ente ecclesiastico civilmente riconosciuto, distinto dall’ente diocesi di Adria-Rovigo, pur essendo soggetta alla vigilanza dell’autorità ecclesiastica, in riferimento alla notizia di un “attuale debito verso gli istituti di credito” che “ammonta a circa 5 milioni di euro di capitale”. “A fronte del debito accumulato, alcuni istituti hanno avviato atti di pignoramento immobiliare – riferisce la nota -. All’atto del pignoramento i responsabili della Fondazione sono stati parte attiva nella gestione dei rapporti con le organizzazioni e i servizi ospitati negli immobili in modo da ridurre per quanto possibile i disagi. Nel frattempo si continuano a vagliare diverse soluzioni: in particolare sono in corso trattative per la valorizzazione degli immobili”.
Fin dall’origine, la fondazione ha operato nel campo educativo, soprattutto nell’ambito della formazione professionale e ha offerto spazi di incontro per i giovani e per le associazioni. Negli anni 2000 la Fondazione si è fatta carico del progetto di costituire a Rovigo un polo scolastico, rilevando alcuni istituti scolastici appartenenti a Congregazioni religiose. “Ciò ha comportato importanti investimenti per aggregare al proprio patrimonio immobiliare, inizialmente costituito dal Centro Don Bosco, il Collegio Sacro Cuore e il Patronato Silvestri (Palazzo Milanovich) – spiega il comunicato -. Le spese per l’acquisizione degli immobili e per la successiva ristrutturazione hanno portato nel tempo la fondazione all’accensione di mutui con le banche, a cui si riteneva di poter far fronte grazie all’alienazione di alcuni immobili, in particolare Palazzo Milanovich. Il sopraggiungere della crisi economica non solo ha impedito di realizzare le alienazioni progettate, ma ha portato alla svalutazione del patrimonio immobiliare della fondazione, provocando l’attuale situazione di difficoltà”.

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