Bolivia: Te Deum per Festa nazionale. Vescovi Centellas e Gualberti chiedono “l’unità al di sopra di ogni cosa” e criticano manifestazioni e interessi di parte

“L’unità sia al di sopra di ogni cosa, di fronte alle attuali avversità che si presentano. Evitiamo di litigare per stabilire chi conta di più, mentre Dio ci mette di fronte agli occhi l’opportunità di un cambiamento”. Lo ha affermato ieri, durate il Te Deum in occasione della Festa nazionale della Bolivia, nel 195° anniversario dell’indipendenza, il presidente della Conferenza episcopale boliviana (Ceb), mons. Ricardo Centellas, arcivescovo di Sucre.
Accennando implicitamente agli scontri politici che da giorni si susseguono, con blocchi stradali che paralizzano il Paese nel momento in cui i contagi di Covid-19 continuano a salire, mons. Centellas ha proseguito: “Il Paese non sta bene, ha bisogno di tutti, ma esiste una contraddizione inammissibile, non è possibile governare e fare calcoli politici, chiedere democrazia e bloccare tutto attentando alla vita, proclamare uguaglianza e vita e chiudere l’anno scolastico. Ma la divisione non può vincere, i boliviani non sono così, piuttosto sono ospitali, solidali… Dobbiamo venirci incontro in un sincero dialogo per far fronte a tutti i problemi, compresa la pandemia”.
Accenti simili sono venuti, sempre durante il Te Deum, dall’arcivescovo di Santa Cruz de la Sierra, mons. Sergio Gualberti: “Tutte le istituzioni hanno il dovere di essere all’altezza dello sforzo e fare strada con coraggio al cambiamento, facendo della nostra patria la casa comune che accoglie e offre a tutti una vita degna”. L’arcivescovo ha riconosciuto che il Paese “soffre per la mancanza di strutture ospedaliere adeguate, per il grande aumento del numero di contagi e morti, per la crisi educativa, per l’aumento della povertà, la mancanza di lavoro, la stasi produttiva ed economica”. Di fronte a tutto ciò, si è però visto “il desiderio di riprendere la vita a tutti i livelli della società, anche se il cambiamento non sarà rapido”. Di fronte ai segni di speranza di questi mesi, secondo mons. Gualberti, “sarebbe inaccettabile e imperdonabile disperdere questo patrimonio”, come “pretendono alcuni gruppi che “cercano solo il loro interesse economico o politico”.

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