Diocesi: mons. Cetoloni (Grosseto), “nell’essenziale di ogni persona che è viva, che esiste c’è il servire”

Ha invitato a rivolgere un pensiero “a tante altre popolazioni provate dal Covid o da altre difficoltà; ai Paesi segnati dalla guerra, dalle divisioni e al Libano, provato da tempo, ma in questi giorni in maniera ancor più dolorosa”, ieri, in occasione della festa di San Lorenzo, il vescovo di Grosseto, mons. Rodolfo Cetoloni. Poi si è soffermato sulla figura di Lorenzo “un uomo santo, un giovane dal cuore grande; un testimone della vitalità e del coraggio che la fede in Cristo Gesù e l’appartenenza alla comunità cristiana genera, sostiene, rende feconda in una persona che è come noi, nell’ambiente in cui fu chiamato a vivere come noi oggi siamo chiamati a vivere questo tempo”.
“Lorenzo – ha aggiunto – ci è di incoraggiamento al nostro esser tutti diaconi. Sì, perché in tutti c’è questo carattere di diaconia, di servizio, di voler essere utili, di poter giovare, di servire. Dal piccolo servizio alla scelta professione, al ruolo, al ministero che ognuno ha come persona, come cittadino o come ministro nella Chiesa o nella società, come genitore, come sacerdote, come insegnante, come responsabile di qualsiasi incarico… In fondo nell’essenziale di ogni persona che è viva, che esiste c’è il servire. E se non si serve… a che cosa si serve?”.
Ma in Lorenzo la ragione, l’origine di questo senso di servizio “sta nella sua umanità battezzata”, ha precisato. Gesù aveva detto: “Chi vuol essere il primo, si faccia tra voi servo di tutti”. “Essere il primo, mettere a frutto la propria vita, i propri doni, le proprie capacità è un bene, è un dovere, è un ideale da inseguire e costruire perché Dio ha investito bene e ha investito molto in ognuno di noi!”, ha osservato il presule. Ma “la via vera, quella che è feconda per sé e per gli altri, è – come dice Gesù – farsi piccolo, mettersi a servizio, fare da sostegno, portare avanti, metterci il cuore, perché cresca il Bene: non solo il mio bene, ma quello di tutti; non perché io domini, ma perché doni me stesso, anche con sacrificio, anche pagando di persona e sembrando, talvolta, anche sconfitto, superato, non riconosciuto”.
E ha concluso: “I suoi sono tempi lontani da adesso, le sue situazioni erano diverse dalle nostre, ma le dinamiche mi paiono sempre più o meno le stesse. E lui le visse stando dentro le situazioni, vivendole con dedizione, amando le persone, scoprendo in ognuno il valore per cui perfino si può mettere a rischio la propria vita”.

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