Processo Eternit: Schmidheiny rinviato a giudizio per omicidio volontario plurimo aggravato. Prato (Afeva), “chiediamo giustizia e speriamo sia fatta”

“Soddisfazione” e “serenità”. È questo lo stato d’animo raccontato al Sir da Assunta Prato, dell’Afeva (Associazione famigliari e vittime amianto) di Casale Monferrato (Al), commentando il rinvio a giudizio per omicidio volontario plurimo aggravato disposto nei confronti di Stephan Ernest Schmidheiny, il magnate svizzero ultimo responsabile della gestione di Eternit. Il giudice dell’udienza preliminare Fabrizio Filice ha rigettato tutte le questioni preliminari presentate dalla difesa accogliendo invece la richiesta dei pubblici ministeri e ha fissato l’udienza davanti alla Corte d’Assise di Novara per il 27 novembre prossimo. Così Schmidheiny andrà a processo per la morte, causata dall’amianto, di 392 casalesi.
“Dopo la sentenza della Corte di Cassazione del novembre 2014 c’era una tale sfiducia nella giustizia che temevamo di avere un’altra delusione anche oggi”, spiega Prato, il cui marito morì nel 1996, a soli 49 anni, per mesotelioma pleurico. “Oggi non siamo sicuri che non saremo delusi mai – prosegue –, perché non sappiamo l’esito del processo. Dal giudice, oggi, abbiamo ascoltato parole che dimostravano la totale condivisione della nostra lettura dei fatti quando gli avvocati della difesa sono stati bravissimi ma inefficaci nel cercare di mistificare la realtà e di mostrare addirittura quello che per noi è il responsabile come una vittima del desiderio di vendetta delle persone”. Prato definisce “inqualificabile” il modo in cui si è espresso Schmidheiny: il suo “Provo odio per gli italiani” è “un’affermazione pesantissima e assurda, noi non odiamo nessuno, chiediamo giustizia e speriamo che sia fatta”. “Questo è il primo passo, senza il quale non avremmo avuto modo di poter far valere quelle che sono le nostre ragioni”. “L’idea che il responsabile di un’ingiustizia immensa che è stata commessa venga processato per questo e, speriamo, venga condannato è una consolazione”. “Se non fosse stato così – aggiunge – mi ero immaginata come una spugna che cancella responsabilità e passato, quasi che non fosse successo niente e non fosse colpa di nessuno”.
Da oggi incomincia l’avvicinamento alla prima udienza: “Spero che siano mesi di condivisione con la città. Questo rinvio a giudizio ci ha riscaldato tutti, ci ha fatto pensare che ancora l’affermazione della giustizia e della verità sia possibile e che non sia sempre e solo il più forte ad avere ragione”. “Spero che in questi mesi – l’auspicio di Prato – si ricostruisca in città quella solidarietà che si è andata un po’ affievolendo. Mi auguro che rinvigorisca, perché era bellissima e utile per l’affermazione di una cultura di condivisione, di giustizia, forse fuori moda ma che deve tornare ad essere riferimento per tutti”. Da Casale Monferrato, sembra ripartita la mobilitazione, e qualcuno auspica che siano in migliaia a Novara per l’inizio del processo.

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