Benedetta Bianchi Porro: card. Bassetti, “figura esemplare per tutta la nostra società attuale”

“I santi dei nostri giorni hanno dato prova delle loro virtù eroiche nell’epoca e nel tipo di esistenza che ancora noi in gran parte condividiamo. Esiste una prossimità che ce li rende, da un lato, più intimi e familiari, ma dall’altro ci costringe a misurarci con loro, ci rende impossibile eluderne il confronto. La beata Benedetta Bianchi Porro, con la sua esistenza ‘normale’ eppure straordinaria, ci induce a riflettere davvero sulla misura quotidiana del Vangelo, sul fatto che la santità non è soltanto una dimensione diversa, ultraterrena, di vicinanza a Dio nella perfetta beatitudine, ma è anche la via attraverso la quale ci si arriva, la ‘misura alta’ della vita cristiana nella sua pienezza, proponibile anche ai nostri giorni”. Lo ha detto, ieri sera, il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, presiedendo la santa messa per la prima festa liturgica della beata Benedetta Bianchi Porro, nell’abbazia di S. Andrea a Dovadola (diocesi di Forlì-Bertinoro). “La santità non nasce direttamente sugli altari e non è lontana da nessuno di noi, come non lo è Dio. Ma richiede delle scelte. Scelte che maturano insieme a noi, alle quali si viene guidati nel percorso della propria vita, dal Signore della vita. Egli non vuole se non il nostro bene: di questo possiamo e dobbiamo fidarci, crederci fino in fondo, anche quando il percorso si fa misteriosamente difficile. Il disegno divino a volte traluce nella nostra esistenza con lampante chiarezza, ma altre volte sembra oscurarsi, come ammetteva Benedetta in alcune delle sue bellissime lettere”. Benedetta, morta a soli 27 anni, “è una figura esemplare per tutta la nostra società attuale, esemplare anche per le risorse e le potenzialità che i giovani possono esprimere, se messi a contatto con figure così formidabili e convincenti. La sua cameretta, divenuta ‘un crocevia di vite’ con quel suo letto di santa vivente, rimane una grande lezione di amore per la vita. Una suprema lezione oggi, quando la sofferenza e persino la morte sembrano dover essere allontanate dai discorsi e dai pensieri, come se non esistessero, come se si potessero abolire per sempre, dimenticando che ‘Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna’”.

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