El Salvador: vescovi, un anno giubilare nel 40° del martirio di mons. Romero. Appello ad Assemblea legislativa, “serve legge di riconciliazione nazionale”

Un anno giubilare nel 40° anniversario del martirio di san Óscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador. Lo ha proclamato la Conferenza episcopale salvadoregna (Cedes), nel messaggio diffuso ieri al termine della propria assemblea ordinaria. Il programma delle celebrazioni prevede alcuni appuntamenti principali: il 12 marzo il ricordo del 43° anniversario dell’uccisione di padre Rutilio Grande; il 24 marzo la solenne celebrazione per il 40° del martirio di mons. Romero; il 14 giugno il 40° anniversario dell’uccisione di padre Cosme Spessotto; dal 31 luglio al 2 agosto un pellegrinaggio a Ciudad Barrios, luogo natale dell’arcivescovo martire; in data da destinarsi un convegno sui martiri salvadoregni; in novembre il 50° anniversario del martirio di padre Nicolás Antonio Rodríguez.
Nel messaggio i vescovi dell’El Salvador si rivolgono all’Assemblea legislativa, chiedendo alcuni provvedimenti prioritari. In primo luogo che vanga promulgata “un autentica legge di riconciliazione nazionale, che renda effettivamente possibile la giustizia verso le vittime, che faccia conoscere la verità dei crimini commessi e che si stabilisca il debito risarcimento dei danni”.
In secondo luogo, si chiede l’approvazione di un nuovo sistema previdenziale, “che garantisca il diritto a una pensione degna a tutti i lavoratori”, e di una legge generale sull’acqua, “che garantisca il diritto umano dell’accesso all’acqua a tutti i salvadoregni, con una regolazione che impedisca qualsiasi abuso e privatizzazione. L’acqua, essendo un bene pubblico, dev’essere gestita dallo Stato, con la partecipazione dei cittadini”.
In merito a questi punti, i vescovi invitano tutti i cittadini a “fare uso del proprio diritto alla partecipazione democratica e a far sentire la propria voce”, anche attraverso i social network. Infine, la Cedes esprime la sua “piena solidarietà” a tutti i migranti, vittime di qualsiasi forma di violenze e soprusi, chiedendo il rispetto dei loro diritti.

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