Pastorale: mons. Sigalini (Cop), “sarà anche finita la cristianità, ma non è morto il cristianesimo”

“Sarà finita la cristianità, cioè tutte le belle abitudini e attività cristiane, c’è un aumento di ignoranza del vangelo, della chiesa, della messa, dei sacramenti, ma non è morto il cristianesimo”. È una delle riflessioni contenute nella tradizionale “Lettera alla parrocchia” redatta a conclusione della Settimana di aggiornamento pastorale promossa dal Centro di orientamento pastorale (Cop). Oggi, al termine dei lavori svoltisi ad Assisi, mons. Domenico Sigalini, presidente del Cop, ha letto quanto vergato di suo pugno. Il testo inizia con “Cara parrocchia, che d’ora in avanti avrai un prete soltanto ogni morte di Papa”. “Dalle mie parti – spiega in vescovo – si dice così quando è inutile sperare e perché: morto un Papa ne fanno subito un altro e quindi ci sarà anche un prete nuovo; ma noi vogliamo tanto bene a Papa Leone XIV, che sicuramente camperà moltissimi anni ancora”. “Il problema – rileva mons. Sigalini – è però che da più di 10 anni stiamo vivendo una scarsità di preti mai vista in questi ultimi cent’anni e le prospettive prossime lo confermano. Unità pastorali sono due belle parole, ma fanno la fotografia che si stanno mettendo assieme molte parrocchie con un parroco solo; ha preti che lo aiutano pure, anche se molti abbiamo più di ottanta anni o lì vicino”. “La cosa è ancora più triste perché l’essere cristiani interessa sempre a meno persone”, commenta il vescovo, osservando che “cresce continuamente gente che non crede, cui non interessa niente di Dio e della Chiesa, del Vangelo e della vita cristiana”. Con “un po’ di preti e di laici ci siamo trovati per tre giorni ad Assisi a caricarci di speranza”, racconta il vescovo, riconoscendo come siano sempre presenti “il dono bello del Vangelo che Dio ci dona continuamente, le capillari opere di carità che tanti cristiani fanno, l’azione preziosa che fanno tanti parrocchiani per spegnere i conflitti, gente che usa cellulari per far compagnia e aiutare i malati nelle tante solitudini, ma soprattutto giovani disponibili a mettersi a disposizione con la loro creatività ad aiutare a superare contrapposizioni”. Per mons. Sigalini, “si tratta di fidarsi di loro prima che ‘dimostrino’ qualcosa, di entrare in una relazione reale dove la fiducia precede le garanzie, luoghi in cui sia possibile abitare le grandi domande della loro vita: il senso, il futuro, la fede, la vita; dove il cambiamento non riguarda solo chi cresce, ma anche chi li accompagna”. “Cara parrocchia – conclude il presidente del Cop – abbi fiducia, ci sono laiche, laici e preti decisi che non ti molleranno”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Europa