“Cambiano il modo di credere, il linguaggio della fede, la trasmissione dell’esperienza cristiana, le forme delle comunità. E proprio in questo passaggio non siamo chiamati alla nostalgia, ma al discernimento”. Lo ha affermato questa mattina mons. Domenico Segalini, presidente del Centro di orientamento pastorale (Cop), chiudendo la 75ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale che si è svolta ad Assisi, presso la Domus Pacis Hotel.
“Il Cop, nella sua storia, ha sempre cercato di essere luogo di ricerca e servizio per le Chiese particolari in Italia”, ha ricordato il vescovo: “Nato nel 1953 per intuizione di mons. Grazioso Ceriani, ha accompagnato il cammino pastorale italiano nel pre e post Concilio. Oggi continua questa missione in un contesto nuovo, segnato da trasformazioni profonde che chiedono non risposte immediate, ma processi di discernimento condiviso”.
Mons. Sigalini ha poi riassunto quanto emerse nei lavori di questi giorni sottolineando che non si è trattato “semplicemente un convegno di studio, né un aggiornamento tecnico di prassi ecclesiali. Siamo stati immersi in una domanda che tocca il nervo vivo della Chiesa in questo tempo storico: ‘Dopo la cristianità, quale cristianesimo?’. È una domanda che nasce da una trasformazione profonda che stiamo vivendo”. “Papa Francesco – ha proseguito – ci ha aiutato a leggere questa condizione con una parola ormai decisiva per il nostro discernimento: ‘Non siamo in un’epoca di cambiamenti, ma in un cambiamento d’epoca’. Questa affermazione non descrive solo ciò che accade fuori dalla Chiesa, ma anche ciò che avviene all’interno di essa”.