Giovani: Inapp, “il 60,4% dei neet è in cerca di lavoro, quasi il 29% indica la famiglia come unica fonte di entrata”

Il 60,4% dei giovani neet italiani è attivo nella ricerca di un lavoro, il 28,8% è disponibile ma non cerca, mentre il 10,8% risulta più distante dal mercato del lavoro. È quanto emerge da un’indagine dell’Istituto nazionale per le analisi delle politiche pubbliche (Inapp) realizzata su 1.548 giovani neet tra i 15 e i 34 anni. Nel Rapporto annuale l’Istat distingue i neet – ovvero quei ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione – in base alla distanza dal mercato del lavoro: nel 2025 il 35% è disoccupato, il 33,3% rientra nell’area della disponibilità non pienamente attivata e il 31,7% non cerca lavoro né si dichiara disponibile.
Altro dato che emerge dalla ricerca è il ruolo delle famiglie. Nel campione Inapp, il 28,8% dei giovani indica la famiglia come unica fonte di entrata, mentre il 39% non dichiara alcuna fonte di entrata. “La famiglia – commenta l’Inapp – si conferma quindi un ammortizzatore sociale decisivo, capace di sostenere economicamente e materialmente molti giovani nella fase di sospensione. Ma proprio questa funzione protettiva può diventare, in alcuni casi, anche un fattore di invisibilità e permanenza: il sostegno familiare attenua l’urgenza economica immediata, ma può rendere meno evidente il rischio di una transizione bloccata, soprattutto quando non si accompagna a percorsi di orientamento, formazione, lavoro o presa in carico”.
L’indagine conferma anche il peso della durata dell’inattività. Nel campione Inapp, il 67,2% dei giovani è inattivo da meno di un anno, mentre il 32,8% lo è da più di un anno. Secondo l’Istituto, “le analisi multivariate mostrano che la permanenza prolungata nella condizione neet non dipende da un solo fattore: cresce con l’età, si riduce in presenza di livelli più elevati di istruzione e si associa alla fragilità delle esperienze lavorative pregresse. In molti casi, infatti, il problema non è soltanto non aver mai lavorato, ma aver attraversato lavori intermittenti, occasionali o non stabilizzanti, incapaci di trasformarsi in una traiettoria di autonomia”.

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