You Topic Rondine: Admi (Wwp), “siamo tutti ‘il cattivo’, vogliamo un futuro senza vittime”

(Foto Rocchi/Sir)

(Rondine) “Se la guerra è una scelta, anche la pace può esserlo”. Parte da qui la testimonianza di Yael Admi, cofondatrice e presidente di Women Wage Peace (Wwp), intervenuta questa mattina allo YouTopic Fest in corso a Rondine, nel panel dedicato alle “voci inquiete oltre il conflitto israelo‑palestinese”. Un intervento intenso, personale e ‘politico’ insieme, che ha ripercorso le radici di un impegno nato dal dolore e trasformato in azione. “Avevo 12 anni quando ho perso mio fratello maggiore in una guerra sciocca e evitabile”, ha raccontato Admi, ricordando come quella perdita abbia segnato la sua vita: “Ho fatto due promesse: costruire una famiglia e fare tutto il possibile per la pace”. Oggi madre di sei figli, ha ribadito il peso di una ferita ancora aperta: “Mia madre è morta di dolore senza poter conoscere i suoi nipoti”. Da questa esperienza nasce il suo impegno nel movimento Women Wage Peace, realtà di base fondata nel 2014 dopo la guerra di Gaza, che oggi riunisce oltre 44 mila donne israeliane di diversa estrazione e promuove una soluzione negoziata al conflitto, puntando sul coinvolgimento femminile nei processi decisionali. “Abbiamo capito che mancava la voce delle donne, delle madri”, ha spiegato. “Abbiamo creato uno spazio capace di accogliere la complessità e di prendersi cura delle nuove generazioni”. Due i principi alla base del movimento: inclusione e responsabilità condivisa. “Non ci interessa stabilire chi sia ‘il cattivo’: in qualche modo lo siamo tutti. Quello che vogliamo è un futuro in cui i nostri figli non siano né vittime né assassini”. Da qui anche la collaborazione con il movimento palestinese Women of the Sun, guidato da Reem Al‑Hajajreh, presente anche lei a Rondine. Insieme hanno dato vita al progetto “Mother’s Call”, un appello comune, elaborato in nove mesi “come una gravidanza”, che chiede ai leader politici una soluzione concreta e riconosce pari diritto a sicurezza e dignità per entrambe le popolazioni, indicando nelle donne le protagoniste della costruzione della pace. Simbolo di questo impegno è stata la marcia a ‘piedi nudi’ del 24 marzo scorso a Roma, dall’Ara Pacis al Pincio: “Un’idea di Reem – ha ricordato Admi – per sentire la terra e il sangue che la segna. Da quel dolore vogliamo far nascere speranza”.

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