“Quando noi mangiamo quel pane e beviamo quel calice, stiamo mettendo dentro la nostra esistenza la logica stessa di Dio che è quella della comunione, dell’amore che si realizza pienamente quando non è trattenuto per sé, ma è invece consegnato agli altri”. Lo ha detto ieri sera il vescovo di Lamezia Terme, mons. Serafino Parisi, nel corso della Messa per la solennità del Corpus Domini. “Un amore – ha aggiunto – che non viene da me, ma è un amore che mi supera, mi investe e coinvolge anche gli altri. Ecco l’Eucarestia: ringraziare il Signore perché mette dentro la nostra carne, ci fa metabolizzare, il corpo di Cristo che è un corpo donato per amore” in quanto “la vita piena del Cristiano si realizza quando è donata per gli altri” ed “alla fine della vita si ricorderanno di noi per qualche cosa, ma non dimenticheranno mai i segni della comunione, della carità, dell’amore condiviso. Non ci dimenticheranno mai. In fondo, Gesù lo ricordiamo per la morte che è vita donata e la resurrezione che è vita piena, condivisa”. “Io, allora – ha proseguito mons. Parisi – auguro a tutti noi di poter vivere così l’Eucarestia, la messa, la comunione: come impegno a soddisfare, in chi ne ha bisogno anche la fame nel corpo, ma non solo quella. C’è quella fame di dignità, di giustizia, di carità, di amore di pace che tutti noi dobbiamo impegnarci ad accogliere ed a non trattenere per noi, ma donare agli altri. E la santa messa, l’Eucarestia è il mistero della comunione”.
Partendo dalla parola “pane” il presule ha sottolineato che “anche per noi ‘pane’ non è soltanto l’indicazione di quel cibo che non può mai mancare sulle nostre mense. Il pane è una parola evocativa perché richiama il frutto del lavoro, dell’impegno, del sacrificio”. Da qui l’interrogativo: “Verso quale orizzonte di vita, verso quale senso della vita noi ci incamminiamo? Perché – ha detto mons. Parisi – c’è un pane che soddisfa soltanto una dimensione che è fondamentale, importante, ma è il minimo che una vita chiede e noi sappiamo che oggi c’è gente che ancora urla per avere il minimo della vita, il pane, proprio quello materiale, ma c’è bisogno anche di un altro pane: ‘Il pane vivo e vero è il mio corpo dato per voi’”. “Sangue versato e corpo donato – ha spiegato il presule lametino – dicono che noi dobbiamo fare la comunione perché ci nutriamo di quel corpo che non soddisfa soltanto gli spasmi della fame, come per alcuni accade, ma soddisfa anche quella voglia di senso, quel di più che noi gridiamo con la nostra vita e dobbiamo anche gridare per la vita di tutti perché quella comunione ad una vita piena eterna, segno dell’eternità di Dio, possa essere la vita vera e condivisa”. Al termine della messa, celebrata nel santuario di Sant’Antonio è partita la processione che ha attraversato alcune strade cittadine prima di giungere in cattedrale.