Media Cei: Girardo (Avvenire), “oggi un giornale è uno strumento cognitivo. ‘Popotus’ è un argine al dilagare dello scroll”

(Foto Calvarese/SIR)

(Torino )“‘Popotus’ è un valore aggiunto per ‘Avvenire’. Siamo immersi nel mondo dello scroll, tutto intorno a noi scorre e va veloce. ‘Popotus’ è una diga, un argine a questo: è un invito a fermarsi, sfogliare, sostare, dare valore al tempo presente. Un’indicazione anche per ‘Avvenire’, considerando che oggi un giornale è un strumento cognitivo, perché consente di riorganizzare in maniera attiva il flusso di pensiero”. Lo ha affermato Marco Girardo, direttore di ‘Avvenire’ e dell’inserto per bambini ‘Popotus’, intervenendo questa mattina all’evento “Popotus, notizie che fanno crescere – Trent’anni di giornalismo per l’infanzia” alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino.
Il direttore ha ricordato che quando nacque, “Popotus” fu cocepito anche come “un investimento sul futuro”. E ha sottolineato che “oggi ci sono lettori di quotidiani che hanno imparato a leggerli formandosi con ‘Popotus’”. Girardo ha sottolineato come in questi decenni ci sia “un’educazione all’informazione che parte da ‘Popotus’” che si attua “coinvolgendo l’intero corpo nella lettura”. Per questo “‘Popotus’ è un esempio anche per ‘Avvenire’” perché “propone ai lettori di fermarsi, usare la testa, pensare”. Il direttore si è detto poi convinto che “scrivere per bambini dev’essere un esercizio obbligatorio per chi fa il nostro mestiere. Perché serve semplicità e non semplificazione, che vuol dire chiarezza”.

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Alessandro Zaccuri, giornalista e scrittore che collabora con “Popotus” fin dalla nascita, ha parlato della “lettura non come una cosa virtuosa ma un diritto che dà cittadinanza”. Per questo l’inserto è stato concepito pensando alla “lettura dei ragazzi dando loro qualcosa che fosse riconoscibile come un diritto e non imposto come un dovere”. “Un diritto – ha osservato – che era più facile da mostrare 30 anni fa, perché la lettura del quotidiano aveva ancora un ‘prestigio’”. Oggi, invece, “il digitale ha privatizzato la lettura e non c’è più il rapporto con l’oggetto”. Lo scrittore ha anche evidenziato che per “rispettare i bambini”, “Popotus” è stato concepito per voler “dare loro un oggetto che fosse loro e che avesse del contenuto”. E che è scritto “facendo lo sforzo di usare la parole giusta che dice quello che deve dire, senza ambiguità”.

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