Nella giovane diocesi di Bentiu, in Sud Sudan, “non abbiamo strutture. La solidarietà è l’unica cosa che rende la vita possibile. Le risorse come il petrolio diventano una maledizione, perché provocano inquinamento ambientale. E’ una diocesi unita dalla fede ma divisa dalla politica e dall’etnicità”. Lo ha raccontato oggi pomeriggio monsignor Christian Carlassare, vescovo di Bentiu, in Sud Sudan, intervenendo alla tavola rotonda nel corso del 45° Convegno nazionale delle Caritas diocesane. La diocesi di Bentiu, fondata un anno e mezzo fa, è molto isolata, si estrae petrolio ma con pochi benefici per la popolazione e tanto inquinamento ambientale, ci sono almeno 150.000 sfollati (tra cui Nuba del Sudan e tanti sudsudanesi che rientrano per il conflitto in Sudan) e tanta violenza e insicurezza: “Ci sono tanti check point in cui bisogna pagare il pizzo per passare e questo blocca la ripresa economica”. Inoltre gli aiuti umanitari, necessari alla sopravvivenza della popolazione, sono stati tagliati. Il 1° marzo scorso vicino a Bentiu c’è stato un attacco di giovani di una etnia: un massacro di 170 persone, anche i cristiani di una parrocchia sono diventati sfollati. “Sono traumi che portano sempre più violenza e bloccano il futuro e il cambiamento. Forse solo la solidarietà e la carità aprono una finestra nuova e una speranza”, ha affermato il vescovo, missionario comboniano di Schio (Vicenza).
Il Sud Sudan, con le sue 64 etnie, sta vivendo un delicato momento di instabilità e conflitti e il processo democratico fatica a decollare. “Chi ha combattuto negli ultimi due decenni vuole anche il potere e usare le risorse per favorire gruppi specifici o che hanno combattuto in conflitto – ha spiegato -. In Sud Sudan ci sono più generali che maestri di scuola e grosse divisioni ostacolano il processo democratico”. Le elezioni sono state posticipate a dicembre 2026 “ma non vediamo nessun passo per prepararle”. Il grande male è una ”cultura violenta, perché le armi sono disseminate in tutto il Paese, anche tra i civili, per interessi legati alle risorse. Questo crea insicurezza e rende difficile la ripresa economica”.