Diocesi: Sulmona-Valva, domani la Festa dei popoli “Condividere per conoscersi”

In un tempo frammentato, dove i confini rischiano spesso di trasformarsi in barriere e le differenze in motivi di diffidenza, la diocesi di Sulmona-Valva sceglie la via dell’incontro, del dialogo e della fraternità visibile. Così è stata presentata la terza edizione della “Festa dei popoli” che si terrà domani, domenica 24 maggio, a partire dalle 16, presso il cortile del Centro pastorale diocesano. L’evento, che quest’anno si inserisce armoniosamente nel cammino e nelle riflessioni del Congresso eucaristico diocesano 2026 sotto il Vangelo del “Prendete e mangiatene tutti”, promette – annunciano dalla diocesi – di essere molto più di una semplice manifestazione folkloristica. Sarà, anzitutto, uno spazio di profonda riflessione teologica e sociale sul tema dell’accoglienza.
Si partirà con i saluti iniziali del vescovo di Sulmona-Valva, mons. Michele Fusco, da sempre sensibile alle dinamiche dell’inclusione e della pastorale migratoria. A seguire, alle 17, lo spazio sarà dedicato agli interventi e alle testimonianze, il vero cuore pulsante della riflessione, dove storie di vita, di riscatto e di integrazione si intrecceranno per mostrare il volto bello di una Chiesa “tenda d’incontro”. Dalle 18, poi, la condivisione si farà festa visibile con l’apertura degli stand, musica e balli tradizionali, offrendo la possibilità di assaporare e conoscere le ricchezze culturali dei diversi popoli che abitano e arricchiscono il territorio diocesano. Le conclusioni sono previste per le 19.
«La Festa dei popoli – ha spiegato don Filiberto Eni Mbà Nchama, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes – non è una parentesi di colore nel calendario diocesano, ma la manifestazione plastica di una Chiesa che vuole farsi prossima. Quest’anno, legandoci fortemente al Congresso eucaristico, vogliamo ricordare che quel ‘Prendete e mangiatene tutti’ non esclude nessuno. Non c’è Eucaristia senza condivisione, e non c’è vera conoscenza senza l’audacia di sedersi alla stessa mensa”.
L’iniziativa vede una fitta rete di cooperazione, a dimostrazione che l’integrazione è un processo corale: dai Sistemi di accoglienza e integrazione (Sai) dei Comuni del territorio, alla Caritas diocesana, fino a numerose associazioni locali.

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