(Acerra) “Il dramma ambientale è incominciato negli anni ’80, quando alcuni industriali del Nord avevano necessità di smaltire grosse quantità di rifiuti tossici”. È il saluto di mons. Antonio Di Donna, vescovo di Acerra, al Papa, nella cattedrale di Santa Maria Assunta, che ha esordito: “Nell’arco di circa trent’anni sono giunte da molte industrie dell’Italia settentrionale centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici sversati in una parte di questo territorio. Questo ha assicurato grandi risparmi agli industriali corrotti e profitti altissimi alla criminalità organizzata. A questo si è unita la pratica di abbandono di rifiuti da parte di alcuni imprenditori di piccole aziende che lavorano in nero e smaltiscono in modo illegale i loro rifiuti, bruciandoli nelle nostre campagne”. “Così nasce la locuzione “Terra dei fuochi”, che poi è diventata un marchio infamante per il nostro territorio, provocando il crollo dell’economia agricola perché i contadini hanno trovato molte difficoltà per vendere i prodotti della terra”, ha spiegato il presule: “In questa casa, la nostra casa comune, come nel Tempio di Gerusalemme sono entrati nuovi mercanti, che, per ragioni di profitto e con il silenzio colpevole di tanti, ne hanno fatto un luogo di mercato. A ciò si aggiunge che Acerra, periferia della grande metropoli napoletana, sconta il prezzo di avere nel suo territorio l’unico inceneritore della Campania su cui si regge l’intero sistema di gestione dei rifiuti della regione”. “Per questa sommatoria di fattori inquinanti Acerra è diventata città simbolo delle tante periferie, sacrificate per il benessere di altri”, l’immagine usata dal vescovo: “L’inquinamento ha provocato malattie e morti premature, in particolare di ragazzi e di giovani, vere vittime dell’inquinamento ambientale”. “C’è un nesso di causalità tra l’inquinamento e l’alto tasso di mortalità infantile. Negli ultimi 30 anni, solo ad Acerra sono morti circa 150 tra ragazzi e giovani, senza ‘contare gli adulti e i morti delle altre zone del territorio’”, il grido d’allarme di mons. Di Donna: “Sono qui presenti alcuni genitori di ragazzi morti e di quelli che attualmente sono in cura. Hanno vissuto una vera Via Crucis, molti non hanno ancora elaborato il lutto. All’inizio la risposta delle istituzioni è stata debole. La gente, soprattutto le famiglie colpite dalla malattia e dalla morte dei figli, ha reagito; sono nati decine di comitati, sono scesi in campo i cittadini, le madri coraggio, i medici per l’ambiente e altri, i quali, anche pagando un alto prezzo, hanno denunciato tale situazione, talvolta subendo anche l’accusa di provocare danno all’immagine del territorio”. È cominciato l’intervento delle istituzioni, ma soprattutto la gente si è rivolta alla Chiesa, la cui “forte azione” ha mobilitato le coscienze.