“Siamo venuti qui per accogliere un progetto che è personale ma che è anche universale, un progetto di amore”. Lo ha detto l’ordinario militare per l’Italia, mons. Gian Franco Saba, presiedendo a Lourdes la celebrazione in occasione del pellegrinaggio militare internazionale che coinvolge 17mila partecipanti (4mila italiani). Il presule castrense ha affidato alla materna protezione di Maria i cappellani militari che hanno ricordato il loro anniversario di ordinazione sacerdotale e una coppia che celebrava il 25° di matrimonio. La storia cristiana – ha detto il presule – narra “tante vicende nelle quali i soldati posti per adempiere la loro missione e il loro servizio, in tale circostanza poterono scoprire Cristo, poterono incontrare il Vangelo di Gesù. Infatti ogni uomo di buona volontà quando compie il suo servizio con amore, con generosità, con il cuore aperto a Dio, qualunque sia la condizione, la professione, la situazione, può incontrare il Signore”. Citando il brano della prima lettura di oggi il pensiero di mons. Saba è andato “alle tante cappellanie dell’Ordinariato militare, dove accompagnati dai vostri cappellani, che annunciano il Vangelo con gioia e in una relazione interpersonale, vi è data la possibilità di incontrare Cristo, di conoscerlo, di scoprirlo, di sceglierlo e di seguirlo. E perciò nessuno può sorvegliare il Vangelo, perché il Vangelo è Cristo stesso, il quale liberamente incontra il cuore di ogni fedele”. Paolo – ha aggiunto – si definisce “un ambasciatore in catene, non un ambasciatore di poteri terreni, ma il testimone di Cristo. Anche oggi occorre essere, come ci ricorda Papa Leone XIV, ambasciatori di pace, sentinelle di pace, in un mondo nel quale talvolta l’esercizio di poteri che non pongono limiti alle sfere della vita personale, individuale e sociale, vorrebbero incatenare anche il Vangelo. Ma noi per fede sappiamo che nessuno può incatenare il Vangelo, perché esso non è semplicemente un libro, una narrazione storica, è una persona, è il verbo di Dio fatto carne, che è venuto a rivelare all’umanità la buona novella”. “Vogliamo ripartire da Lourdes fiduciosi che siamo nelle mani di Dio, che non siamo abbandonati a noi stessi, che l’umanità è nelle mani di Dio, ma anche corresponsabili di questo servizio, chiamati ad essere sentinelle di pace, ambasciatori di pace, mediatori di pace”, ha detto mons. Saba che, rivolgendosi ai giovani ha sottolineato che il Signore “non ci domanda di conoscere tutto del futuro”, Da qui l’invito a “non cedere alla tentazione di conoscere tutto del futuro, ma di seguirlo oggi nella concretezza della nostra missione, con responsabilità, ponendo tutte le nostre forze, tutte le nostre energie”. “Pensiamo – ha concluso – in questo momento a quanti innocenti sono caduti a motivo della violenza e della guerra a scrivere il Vangelo della Pace per una riconciliazione universale tra popoli, culture e religioni”.