“La Giornata della legalità è prima di tutto un richiamo alla responsabilità: delle istituzioni, della politica, della scuola, dei cittadini e soprattutto dei territori. La legalità vive ogni giorno nei Comuni: nelle scelte amministrative corrette, nella trasparenza degli appalti, nella gestione dei beni confiscati alle mafie, nella tutela degli amministratori minacciati, nella capacità dello Stato di essere presente dove la criminalità organizzata prova a sostituirsi alle istituzioni”. Lo evidenzia Emanuele Locci, consigliere comunale di Alessandria e presidente della Commissione nazionale Legalità, Gestione beni confiscati e Giustizia dell’Anci.
Per Locci, “sono i sindaci, amministratori, funzionari e comunità a fronteggiare pressioni, intimidazioni e difficoltà nel tradurre i principi in azioni. Per questo la memoria di Falcone e Borsellino deve diventare impegno concreto: più strumenti per gli enti locali, sostegno a chi è sotto minaccia, valorizzazione dei beni confiscati, educazione civica e presenza dello Stato nei territori”, aggiunge il consigliere comunale di Alessandria. “La legalità non si proclama: si costruisce con atti limpidi, controlli seri e coraggio istituzionale. Il 23 maggio ci ricorda che la mafia può colpire uomini straordinari, ma non può sconfiggere uno Stato che sceglie ogni giorno da che parte stare. Nel loro nome, rinnoviamo l’impegno a fare della legalità non uno slogan, ma una pratica quotidiana”, conclude il presidente della Commissione Anci.
Nell’occasione, l’Associazione nazionale Comuni italiani ha diffuso alcuni dati: dono oltre 1.100 i Comuni italiani destinatari di beni confiscati alla criminalità organizzata, insieme a 7 Città metropolitane coinvolte nella gestione e nel riutilizzo sociale degli immobili sottratti alle mafie. Secondo i dati aggiornati al 21 maggio 2026 della piattaforma unica dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati, il Comune con il maggior numero di beni destinati è Palermo con 1.217 immobili e terreni confiscati. Seguono Roccella Valdemone con 284 beni, Reggio Calabria con 252, Castelvetrano con 235, Roma con 221 e Milano con 211.
Sul fronte della sicurezza degli amministratori locali, nei primi sei mesi del 2025 – rileva Anci – sono stati registrati 299 atti intimidatori contro sindaci e amministratori, con una diminuzione dell’8,6% rispetto allo stesso periodo del 2024. Le Regioni più colpite risultano Lombardia con 50 episodi, seguita da Sicilia e Calabria. Secondo l’Anci il fenomeno interessa ormai tutto il territorio nazionale e non è riconducibile esclusivamente alle mafie, ma anche a tensioni sociali, conflitti locali e fragilità economiche. Per rafforzare il sostegno agli Enti locali, su proposta dell’Anci è stato istituito un Fondo nazionale per la promozione della legalità e il supporto agli amministratori vittime di intimidazioni, rifinanziato per il 2025 e il 2026 fino a 6 milioni di euro annui. Nel solo 2025 il riparto ha riguardato 454 Comuni e 5 Province.