Povertà: Russo (Alleanza contro la povertà), “numeri parlano di un Paese che non ha prospettive di crescita. Avviare subito un piano di riforme credibili”

“Il rischio di una crescita della povertà assoluta in Italia paventato negli scorsi mesi da Alleanza contro la povertà, oggi è certificato dall’Istat. I numeri della povertà assoluta e delle famiglie povere ci parlano di un Paese che, ha al momento, non ha prospettive di crescita”. Per questo “bisogna far presto ad avviare un piano di riforme credibili di corto, medio e lungo termine. Al tempo stesso, occorre agire sulle leve di misure dirette di contrasto alla povertà universali e strutturali: gli attuali strumenti (Adi e Sfl) si sono dimostrate gravemente inadeguate rispetto alla sfida rappresentata da una povertà sempre più diffusa e trasversale”. Lo dichiara Antonio Russo, portavoce dell’Alleanza contro la povertà, a seguito della presentazione del Rapporto annuale Istat 2026.
In un comunicato diffuso oggi, viene sottolineato che i numeri, meglio di qualunque altra considerazione, certificano la persistenza della povertà assoluta in Italia: nel 2025, quasi 11 milioni di individui (18,6 per cento) sono a rischio di povertà, oltre un quinto della popolazione dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà e oltre un quarto fatica ad affrontare spese impreviste. 5,7 milioni di individui, 2,2 milioni di famiglie (8,4% del totale), 1,28 milioni di minori. A questi si aggiungono quasi 11 milioni a rischio di povertà, un’incidenza dell’insicurezza alimentare al 9,3% e una povertà energetica che sale al 9,1%. “E poi – rileva l’Alleanza – ci sono le diseguaglianze, vera piaga nel nostro Paese. I dati Istat confermano infatti come la povertà sia fortemente concentrata su specifici gruppi sociali e territori. Le famiglie composte da soli stranieri registrano un’incidenza della povertà assoluta del 35,2%, quattro volte la media nazionale. Le famiglie monogenitoriali hanno un rischio di povertà del 36,3%. Le famiglie con tre o più figli minori arrivano al 22,3%”. Emerge poi come il divario Nord-Sud rimane strutturale e anche “il welfare mostra tutti i suoi limiti e disparità”.

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