Commemorazione defunti: mons. Giudice (Nocera-Sarno), “è tempo di rievangelizzare la pasqua-passaggio dei nostri fratelli e sorelle con la forza e la certezza della fede”

“O nebbia, o nenia nata dal pianto delle fronde, nascondi le cose lontane, mostrami le cose vicine” (G. Pascoli, La nebbia, in Canti di Castelvecchio, 1903). Riprende questo breve testo di Giovanni Pascoli, nel so messaggio per la commemorazione dei defunti, il vescovo di Nocera Inferiore-Sarno, mons. Giuseppe Giudice.
Tra i tanti “restauri urgenti”, proposti alla nostra Chiesa, c’è quello delle esequie cristiane, che hanno preso “una deriva e una piega che ha poco dell’anima cristiana”.
Il presule spiega: “È tempo di rievangelizzare, con strumenti adatti che la Chiesa possiede per mandato, la pasqua-passaggio dei nostri fratelli e sorelle con la forza e la certezza della fede che ci viene dalla Pasqua di Cristo. Il tema della sofferenza e della morte non può essere staccato dal Vangelo della vita, e non deve essere sottratto alle nostre comunità cristiane, relegandolo nel privato e nel commerciale”.
Secondo il vescovo “per questo ambito, ci è chiesto un nuovo e rinnovato zelo pastorale”.
Anche “la cremazione, che oggi è una possibilità e va attuata secondo le regole religiose e civili, non deve diventare una dittatura, una moda, per sbarazzarsi al più presto del corpo del defunto che per noi – pensando al sepolcro del Signore – è sempre ed ancora tempio dello Spirito Santo, e noi crediamo nella risurrezione della carne, fede fondata sulla Pasqua di Cristo”.
Mons. Giudice esorta: “La pietas cristiana, o almeno umana, deve riabitare, con la nostra presenza coraggiosa, gli spazi e i luoghi del soffrire e del morire; e le nostre strutture, come avviene per sana e consolidata tradizione, devono rimanere, con i dovuti accorgimenti logistici e attenzioni alle leggi, case umane dove si rispetta e si accompagna, senza americanismi che non ci appartengono, il tempo del pianto e del lutto”.
Il presule ammonisce: “Se distratti ed indifferenti, ci lasciamo strappare da una cultura materialistica-commerciale la fede nella morte e risurrezione di Cristo, vuota è la nostra predicazione, vuota anche la nostra fede (cfr 1Cor 15,14). Non dimentichiamo mai che a noi il Risorto ha consegnato la parola della Pasqua, cioè della morte vinta dalla risurrezione, da annunciare sempre con rispetto e dolcezza ad ogni uomo, a tutto l’uomo, sempre e specialmente oggi che l’uomo è calpestato”.
Il vescovo è netto: “Non lasciamoci abbagliare dal moltiplicarsi di segni ed oggetti religiosi utilizzati in modo sconsiderato, perché ci accorgiamo che oggi non sempre gli spazi del sacro coincidono con quelli della fede. A volte, gli stessi annunci di morte, sovrappongono immagini religiose in un superficiale taglia e incolla, senza avere un testo lineare e preciso, incapace di dire con parole essenziali la realtà che si annuncia”.
Poi l’invito finale: “Aiutiamo, con parole adatte e segni leggibili e concreti, il nostro popolo a vivere con serenità, radicati nella fede dei padri, il passaggio dei propri cari da questo mondo al Padre”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Europa