Ognissanti: mons. Giordano (Grosseto e Pitigliano), “la santità è opera di Dio, ognuno la compie con il proprio carattere”

“La festa di Tutti i Santi è la nostra festa perché ci raccoglie e ci indirizza tutti verso una meta”. Lo ha sottolineato ieri mons. Bernardino Giordano, vescovo di Grosseto e di Pitigliano-Sovana-Orbetello, nell’omelia pronunciata durante la celebrazione eucaristica che ha presieduto nel duomo di Orbetello. Ogni anno, ha spiegato il presule, la Chiesa con la solennità di Ognissanti “mette il timone” alla vita dei credenti e indica la direzione: la santità. Commentando il Vangelo delle Beatitudini, mons. Giordano ha fatto notare che Dio non viene quasi mai nominato, eppure è evocata continuamente la sua opera: “È Lui che ti consola, Lui che ti sazia, Lui che ti consegna la terra, Lui che ti perdona, Lui che ti si mostra. La santità è proprio qui: entrare nell’opera di Dio”. Da qui l’invito a liberarsi di un’immagine distorta: “La santità l’abbiamo un po’ venduta come un’opera umana, una serie di qualità personali anche eccezionali. Ma la santità non è questo”. Esiste un’unica santità, quella di Dio, che si manifesta attraverso Chiara, Filippo, Ignazio, Giovanni Bosco e attraverso ognuno di noi: “Che tu abbia un buon carattere o un pessimo carattere, sei sempre destinato alla santità”. E quando si incontra un santo, ha aggiunto, “non incontro lui, ma Dio che opera in lui”. Il punto di partenza, ha sottolineato il vescovo, è la nostra povertà: “L’opera di Dio vuole entrare nella nostra vita attraverso il nostro limite, il nostro difetto, la nostra fragilità”. Non per esaltare il negativo, ma per riconoscere che è una grazia, “perché è da lì che parte il Signore”. La santità, dunque, non abita la solitudine dell’autosufficienza, ma apre alla relazione con Dio e con gli altri. E nessuno ne è escluso, “anche chi in questo momento sta vivendo il peccato più grave, o è fermo a venti, trent’anni fa”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia