Ognissanti: card. Cantoni (Como), “senza di essi la storia del mondo sarebbe immensamente più povera, cioè meno umana”

(Foto diocesi di Como)

“La solennità che oggi celebriamo è una vera festa di famiglia: onoriamo le tante persone, che costituiscono la Chiesa di lassù e continuamente lodano la santissima Trinità misericordia. Si tratta di ‘una moltitudine immensa’, provenienti da ogni parte della terra, di ogni epoca della storia, persone molto diverse tra loro, eppure tutte unite in un unico canto di lode e di festa. Esse gioiscono per la salvezza concessa dal Signore, che le ha chiamate a partecipare alla pienezza della vita senza fine, frutto della sua risurrezione da morte”. Lo ha ricordato ieri il vescovo di Como, il card. Oscar Cantoni, nell’omelia pronunciata in occasione della solennità di Tutti i Santi.
“Questi nostri fratelli e sorelle sono i Santi di ogni epoca della storia, che Dio, sebbene numerosi, conosce e chiama per nome, uno per uno, rispettando le loro differenze particolari. Sono uniti in un unico corpo, ma non sono annullate le originalità di ciascuno”, ha proseguito il porporato, sottolineando che “è da riconoscere che senza di essi la storia del mondo sarebbe immensamente più povera, cioè meno umana”. “Sono anch’ essi uomini e donne comuni, come noi, del tutto normali, che a poco a poco, e non senza fatica e impegno, hanno saputo valorizzare la grazia del battesimo, si sono lasciati plasmare dalla forza dello Spirito santo, che li ha aiutati a diventare sempre più viva immagine di Cristo, che essi hanno assimilato ‘fin dentro le loro vene’ a tal punto da sceglierlo come vita della loro vita”, ha aggiunto il card. Cantoni che ha poi voluto ricordare “i santi che a Torino, nel 1800, hanno di fatto mobilitato la città nella lotta alle grandi sofferenze dei poveri. Realizzarono in pochi decenni opere di avanguardia sul fronte della cura dei malati, dei giovani, dei carcerati, della mondialità. Questi santi hanno un nome: Giuseppe Cottolengo, don Bosco, Giuseppe Allamanno, Giulia e Tancredi di Barolo, Giuseppe Cafasso”. “È di poche settimane fa la proposta della Chiesa di Torino di intitolare lo spazio in cui essi hanno operato, il ‘kilometro quadrato della carità’, così che sia elevato a patrimonio dell’Unesco”, ha continuato il vescovo, parlando di un “segno che manifesta di quale mondo può nascere se noi lasciamo operare la carità di Dio dentro le strutture della società, quale novità di vita può svilupparsi se noi poniamo l’amore fraterno a fondamento del nostro vivere e operare”. “I santi – ha concluso – sono i nostri modelli, non eroi irraggiungibili, ma solo profondamente umani, come Dio ci ha creati, creature limitate, deboli e fragili, eppure pieni della forza d’amore. (…) Allora accettiamo questo interrogativo che può apparire una provocazione, ma che in verità, proprio oggi, festa di tutti i Santi, può aiutarci a riprendere nuova forza per vivere e così aspirare alla santità: ‘Se ce l’abbiamo fatta noi, (pare che ci dicano) perché non potreste farcela anche voi?’”.

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