“Nessuna macchina potrà mai avere la forza di un volto che sorride, di una mano che asciuga le lacrime, di un abbraccio, di una carezza. Lo confermano i volti dei nostri cari che, anche a distanza di anni, continuano a generare in noi nostalgia e commozione. Questi volti sono canto di libertà, creatività e innovazione, contrapposti alla fredda profilazione e all’omologazione del mondo digitale. Nessuna tecnologia è in grado di generare la meraviglia di un cuore che si dona”. È uno dei passaggi più significativi dell’omelia pronunciata ieri dall’arcivescovo di Trento, mons. Lauro Tisi, nell’omelia nella celebrazione eucaristica per la solennità di Tutti i Santi che ha presieduto al cimitero monumentale di Trento.
Di fronte alla crescente “cultura della potenza” e alla “preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale”, il presule ha sottolineato come la “civiltà dell’amore” evocata da san Paolo VI durante la Guerra fredda “mantiene la sua straordinaria attualità”. Una prospettiva tutt’altro che ingenua o utopistica, sottolinea, ma che “mira a fare della fraternità e della giustizia il terreno nuovo in cui coltivare i rapporti tra le persone, le comunità, i popoli”. A indicare la strada sono le Beatitudini, che mons. Tisi ha proposto come antidoto alle contrapposizioni del nostro tempo: non più “prima io”, ma “prima l’altro”; non la logica “amico-nemico”, ma quella dei “fratelli e sorelle”; soprattutto, “mai l’io senza il noi”. L’arcivescovo ha concluso offrendo una rilettura del “riposo eterno”, lontana dall’immagine tradizionale di una quiete immobile. Per mons. Tisi, “è la Pasqua del Signore ad avere il potere di farci varcare il guado della morte” per accedere a una vita nella quale “nella quale il volto dell’altro genera continuamente novità, entusiasmo, relazioni vive”.