Crescono le critiche da parte della Chiesa cattolica austriaca riguardo al sistema di quote previsto per i ricongiungimenti familiari. Dopo che l’arcivescovo di Vienna, mons. Josef Grünwidl, ha espresso scetticismo sulla proposta di legge in un’intervista alla radio austriaca Ö1 di sabato scorso, anche l’Azione cattolica austriaca (Kaö) ha manifestato la propria opposizione. Il motivo è l’ordinanza sugli insediamenti presentata dal governo. Essa prevede che 314 persone all’anno possano entrare in Austria tramite ricongiungimento familiare. L’arcivescovo di Vienna ha dichiarato all’Orf (emittente radiotelevisiva austriaca) di non credere che tale ordinanza promuova l’integrazione “dividendo le famiglie”. Ha affermato che è un dato di fatto che le famiglie siano più facili da integrare rispetto ai singoli individui. “Inoltre, il diritto alla vita familiare è un diritto umano”, ha aggiunto Grünwidl. La Kaö condivide un’opinione simile, come ha dichiarato la vicepresidente Katharina Renner: “Il diritto alla famiglia è un diritto umano per ottime ragioni. Pertanto, questo diritto non può essere regolato da quote”. “Chi dovrebbe decidere quali famiglie possono vivere insieme e a quali viene negato questo diritto? Separare le famiglie è crudele e causa un immenso danno sociale, sia qui in Austria sia ai parenti e ai bambini che devono sopportare condizioni disumane nei loro Paesi d’origine o nei campi profughi”, ha ulteriormente sottolineato Renner. Aggiungendo che “è dimostrato come la vita familiare abbia un impatto positivo sull’integrazione”.