Rimettere al centro della strategia urbana dell’Unione europea i cittadini, con la convinzione che “una città è espressione e ha bisogno di chi la abita: operatori ecologici, autisti, studenti e giovani” ma anche con la consapevolezza che “oggi troppe persone finiscono ai margini perché i costi delle case sono diventato inaccessibili”. Lo ha dichiarato il commissario europeo per le politiche abitative, Dan Jørgensen (nella foto), intervenendo da Strasburgo nel dibattito al Parlamento Ue sull’Affordable Housing Act, il nuovo piano comunitario per gli alloggi accessibili. Al centro del confronto, le misure per incrementare l’offerta, i costi dell’abitare, l’impatto delle locazioni turistiche e lo snellimento delle procedure edilizie. “Gli affitti brevi, le seconde case e gli immobili sfitti non sono l’unica causa della crisi abitativa europea, ma in alcune aree concorrono ad aggravarla”, ha precisato Jørgensen, spiegando che la nuova proposta intende offrire “certezza giuridica a sindaci e ministri che vogliono agire ma temono contenziosi”. “Non sarà Bruxelles a decidere quali aree sottoporre a misure o quali interventi introdurre”, ha chiarito il commissario, ribadendo che le scelte resteranno in mano alle istituzioni locali e nazionali. Il Piano, ammette, “non è la soluzione totale, ma parte di essa: dobbiamo rilanciare gli investimenti, contrastare la speculazione e sostenere i più vulnerabili, affinché le case servano innanzitutto per abitarvi e le città appartengano ai loro cittadini”.