Elezioni in Brasile: padre Bossi (missionario), “scenari preoccupanti su diritti umani e politiche ambientali”

Il PT, il Partito dei lavoratori, “per decenni la forza politica più organizzata della sinistra brasiliana, non è riuscito a generare una figura alternativa a Lula e ha puntato sull’autorità storica del suo leader. La politica tende, così, a personalizzarsi sempre più attorno a figure simboliche, mentre si indebolisce il confronto sui programmi, sulle proposte e sulle visioni di lungo periodo per il Paese”. Lo scrive, sul sito di Nigrizia, padre Dario Bssi, missionario comboniano, che per molti anni ha vissuto in Brasile, commentando il risultato del primo turno delle elezioni presidenziali e generali, con il primo posto di Flávio Bolsonaro. Secondo padre Bossi, “l’onda di destra che ha attraversato il Brasile, insieme alla radicalizzazione di posizioni sempre più vicine all’estrema destra, spesso intrecciate anche con ambienti e movimenti religiosi, conferma inoltre una tendenza che si sta manifestando in diversi Paesi del continente, come mostrano i più o meno recenti risultati elettorali in Argentina, Cile, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, El Salvador e in altre repubbliche dell’America centrale”. Di fatto, “malgrado il Governo Lula possa presentare indicatori positivi sul piano dell’occupazione, del reddito e dell’economia, questi risultati non sono stati percepiti da una parte consistente della popolazione. L’alto costo della vita e soprattutto il forte indebitamento delle famiglie hanno invece alimentato una sensazione di insicurezza economica. Ma forse, più delle sole ragioni economiche, ha prevalso nella società brasiliana un sentimento di sfiducia e di rabbia nei confronti della politica e delle istituzioni. Lo scandalo del Banco Master, uno dei più importanti casi finanziari degli ultimi anni, ha contribuito ad alimentare questa percezione”.
Di fronte alla possibile, se non probabile, vittoria di Bolsonaro, ci si possono attendere conseguenze rilevanti in politica interna ed estera. Ma, secondo padre Bossi, “lo scenario più preoccupante riguarda infine la garanzia dei diritti umani e il possibile smantellamento delle politiche socioambientali, come già avvenuto durante il governo di Jair Bolsonaro. Sarebbe particolarmente grave per le comunità indigene e afrodiscendenti, per la protezione dei biomi e per la lotta al disboscamento, proprio mentre il ministero dell’Ambiente guidato da Marina Silva, porta avanti una politica di contrasto alla crisi climatica”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Diocesi