Vittime di violenza basata sulla religione: mons. Meier (Augsburg), “dialogo interreligioso può svolgere ruolo decisivo nel contrastare l’odio”

In occasione della odierna quinta Giornata internazionale in commemorazione delle vittime di atti di violenza basati sulla religione o sul credo in tutto il mondo, giornata della memoria istituita dalle Nazioni Unite nel 2019 per attirare l’attenzione sulla crescente persecuzione delle persone a causa del loro credo religioso, mons. Bertram Meier, vescovo di Augsburg e presidente della Commissione per la Chiesa mondiale della Conferenza episcopale tedesca, afferma: “in un mondo caratterizzato dalla diversità e dalle diverse credenze, non dobbiamo mai chiudere gli occhi di fronte alla persecuzione dei credenti. La giornata ci ricorda che dobbiamo restare uniti contro la violenza settaria per creare un futuro più giusto e pacifico”. Negli ultimi anni, il numero degli attacchi contro i credenti è aumentato in tutto il mondo. Preoccupa “l’aumento delle persecuzioni contro i cristiani, che continuano a essere vittime di violenze settarie in diverse parti” del pianeta. Non solo i recenti scoppi di violenza in Pakistan lo testimoniano, ma anche i cristiani in Corea del Nord, Nigeria, India e Iran stanno subendo attacchi terrificanti. “La persecuzione dei cristiani nel mondo è una triste realtà che deve scuoterci e spingerci all’azione. Il credo religioso non dovrebbe mai essere motivo di violenza. È nostro dovere, indipendentemente dalla nostra appartenenza religiosa, difendere la libertà dei credenti e lavorare insieme per un mondo senza discriminazione e violenza motivate dalla religione”. La comunità internazionale è quindi “chiamata a combattere l’intolleranza religiosa e ad assicurare che coloro che soffrono a causa del loro credo ricevano protezione e sostegno adeguati”, ha affermato Mons. Meier, per il quale “il dialogo interreligioso può svolgere un ruolo decisivo nel contrastare l’odio religioso e la violenza religiosa”. È inoltre essenziale che i leader religiosi, “indipendentemente dalla loro religione, rifiutino il fondamentalismo e promuovano attivamente il dialogo interreligioso e la pace”.

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