San Lorenzo: mons. Salvi (amministratore diocesano Perugia), “patrimonio culturale comune, mentre stiamo attraversando l’epoca della cultura liquida se non gassosa”

(Foto: diocesi di Perugia-Città della Pieve)

“Con la santa messa di questa sera rendiamo grazie al Signore per il diacono e martire Lorenzo titolare della nostra cattedrale. Celebrare un santo come Lorenzo ai giorni nostri, in un’epoca profondamente cambiata rispetto anche ad un passato recente, deve essere per noi cristiani un patrimonio culturale comune, mentre stiamo attraversando l’epoca della cultura liquida se non gassosa. Mancano punti di riferimento sicuri e non riusciamo a dare una risposta chiara ‘su chi è l’uomo?’. Viviamo un’epoca profondamente segnata dalla pandemia e dalle problematiche che essa ha generato, che ancora non sono terminate”. Lo ha sottolineato, ieri, mons. Marco Salvi, vescovo ed amministratore diocesano di Perugia-Città della Pieve, nella messa per la festa di San Lorenzo.
Il presule ha invitato a porsi subito la domanda: “Cosa vuol dire per noi oggi la testimonianza del martire Lorenzo?”. Di qui l’invito a guardare “a chi era San Lorenzo, come è vissuto, come si è comportato per cercare di trarne degli insegnamenti per noi, cercando delle risposte al nostro vivere. Lorenzo, giovane colto ed intelligente, che viveva il Vangelo, che credeva profondamente nel Dio di Gesù Cristo in una Chiesa, quella del III secolo, che non era strutturata come quella che conosciamo noi oggi. Una Chiesa composta da comunità piccole, meno organizzate, ma più attente a vivere la Parola di Dio e a nutrirsi della Parola e dell’Eucarestia, nelle quali i componenti delle comunità erano più partecipi della vita comunitaria e della missione della Chiesa per portare il Vangelo a tutti. Una Chiesa dove il linguaggio comprensibile della carità era praticato e parlato con grande generosità, perché si era compreso autenticamente che Gesù ha dato la vita per noi e noi dobbiamo dare la vita per gli altri. Una vita che si propone come modello”.
Al contrario di quelle comunità e di Lorenzo, ha osservato mons. Salvi, “pensiamo che oggi possa bastare un discorso buono, un pensiero, un’analisi, un concetto anche se giusto e corretto per conquistare la vita. No, non è così! Non è nemmeno un ‘discorso religioso’ che può trascinare l’umano o solo il ‘parlare di Dio’ che rende attraente l’esperienza di fede. Altri credono che un’etica, un doverismo sulle ‘cose da fare’ possa essere un antidoto. L’etica non basta anche quando è condivisibile. L’adesione a Cristo è un’altra cosa: è una scelta di vita”.

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