Diocesi: mons. Erio Castellucci (Modena-Nonantola), “prudenza nel dare giudizi sui giovani”. Serve chiedersi “come ascoltarli”

“Spesso ci domandiamo come parlare ai giovani; ma la prima e più importante domanda è: come ascoltare i giovani”. Lo scrive mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola, nella sua lettera alla città, dal titolo “Ritroveremo la primavera – I giovani, protagonisti del rinnovamento”, presentata oggi in occasione della solennità di San Geminiano, patrono principale della città e dell’arcidiocesi, che sarà celebrata lunedì prossimo, 31 gennaio. “Anche se avessimo l’impressione di sentire cose sgradevoli, provocatorie e ingiuste, dovremmo partire dal loro vissuto, accettare che essi stessi si confrontino con la vita, stare al loro fianco e non dettare regole dall’alto”, la proposta del vescovo: “Saranno loro stessi ad indicare le strade per trovare, insieme a noi adulti, delle piste e delle risposte plausibili per la loro vita. Non saranno sempre i sentieri che noi avevamo pensato per loro, ma saranno i loro sentieri”. “Più volte ho sperimentato, nel ministero pastorale, che i ragazzi accettano il confronto, anche vivace, con quegli adulti dai quali si sentono amati e accompagnati, e non classificati e giudicati”, rivela il presule: “E non è vero che sono impermeabili alle proposte esigenti: semplicemente le devono vedere prima incarnate negli adulti, per poterle considerare e tradurre alla loro misura di giovani”.

Mons. Castellucci suggerisce quindi “prudenza, nel dare giudizi sui giovani d’oggi, nel gridare allo sfacelo morale, culturale, affettivo e sociale, nell’addossare agli adolescenti le etichette di teppisti, violenti e sfaccendati”. “Quando il mondo degli adulti rileva comportamenti inaccettabili nei giovani, è tenuto moralmente a premettere un esame di coscienza”, la tesi del vescovo:Che mondo stiamo lasciando ai ragazzi di oggi? Quali valori abbiamo custodito per loro, quali ideali testimoniamo? Quale modello di vita adulta stiamo incarnando? Loro sono incerti e confusi, è vero: ma gli orizzonti futuri che si aprono, quegli orizzonti che noi adulti stiamo disegnando, che promesse contengono? Quando gli adulti sono affetti dal mito del giovanilismo, comportandosi da adolescenti, come si può sperare che i giovani desiderino e progettino una vita adulta?”.

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