Pasqua 2020: mons. Caiazzo (Matera-Irsina), “uniti si vince, divisi si perde. Tutti dobbiamo sentirci responsabili e attori del cambiamento”

Un pensiero alle famiglie provate dal dolore della perdita di un caro a causa del  coronavirus o per altri motivi, reso ancora più atroce perché questi defunti “hanno avuto un rito funebre rapido e inumano”. A rivolgerlo è stato mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo di Matera-Irsina, nell’omelia della messa di Pasqua celebrata nella cattedrale di Matera. “Oserei dire – ha aggiunto il presule – che nessuno più della Madonna e dei discepoli possono capire questo momento storico che stiamo vivendo”. “La scienza è alla ricerca del vaccino per sconfiggere il Covid-19. Servirà a ben poco se invece nelle nostre case, nei nostri rapporti quotidiani e nelle scelte di vita che saremo chiamati a fare non saremo in grado di fare spazio alla risurrezione”. Di qui diverse esortazioni: “Annunciamo a tutti che Cristo è veramente risorto, mostrando nei fatti che i sacrifici del momento presente ci hanno permesso di scrutare e godere dei tesori che ognuno di noi porta dentro come patrimonio comune. Rinneghiamo ogni forma di litigiosità” perché “uniti si vince, divisi si perde sempre”. “Annunciamo la vittoria della vita fino ai confini del mondo. Valichiamo le nostre terre e raggiungiamo luoghi e persone sconosciute, lontane ma così uguali a noi. Asciughiamo le lacrime sui loro volti per vincere la paura, la tristezza, la solitudine e la sofferenza”. Secondo l’arcivescovo,  risorgere con Cristo “significa che tutti dobbiamo sentirci responsabili e attori del cambiamento che deve necessariamente avvenire. Facciamo con Cristo questo passaggio: vittoria e distruzione della morte”. “Spalanchiamo, simbolicamente, le porte delle nostre case, per dire a tutti che Cristo è risorto e che la pietra tombale è stata fatta rotolare via. Da casa nostra, in questi giorni più che mai chiesa domestica, risuoni l’annuncio della vittoria, del riscatto, della vita nuova, dell’impegno affinché nessuno rimanga spettatore di quanto sta accadendo”, l’invito conclusivo.

 

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