Terra Santa: padre Khader (parroco Ramallah), “istruzione antidoto a fondamentalismo”. Mons. Treanor (Irlanda), “impegno nella formazione spinge verso la speranza”

(Da Ramallah) “Il migliore antidoto al crescente fondamentalismo politico e religioso è l’istruzione. Insegnando valori come il rispetto e la tolleranza diamo risposte anche al conflitto tra israeliani e palestinesi che non vede fine”. Nelle parole di padre Jamal Khader, parroco di Ramallah, è sintetizzata tutta la missione delle scuole cattoliche in Terra Santa. Il sacerdote è il responsabile per il Patriarcato latino di Gerusalemme delle 13 scuole cattoliche situate a Gaza e nei Territori palestinesi. Altre 25 sono in Giordania e 6 in Israele. Oggi i 15 vescovi dell’Holy Land Coordination (Hlc) sono a Ramallah, tappa del loro annuale pellegrinaggio di solidarietà che si chiude domani. Padre Khader ha accompagnato la delegazione dell’Hlc a visitare la scuola parrocchiale e a incontrare gli alunni. “Parole chiave della nostra missione sono inclusione, convivenza e tolleranza – dice al Sir a margine della visita – ed è ciò che insegniamo nelle nostre scuole dove il 60% degli alunni sono musulmani e il restante 40% cristiani”. Si tratta di “una esperienza positiva che si avvale anche della collaborazione con le Istituzioni pubbliche palestinesi soprattutto per ciò che riguarda i programmi di studio. Su alcuni fatti storici come le Crociate si sono registrati passi avanti e anche sul periodo pre-islamico, relativo alla nascita e diffusione della religione cristiana”. Prossimi passi saranno corsi su nuove tecnologie e social media. La speranza è “far crescere nuove generazioni di leader capaci di scelte coraggiose di pace, giustizia e inclusione”. “L’impegno nel campo della formazione – commenta al Sir mons. Noel Treanor, vescovo di Down and Connor (Irlanda) – è la direzione giusta per rispondere alle criticità di questa Terra. Una missione portata avanti dalla Chiesa locale con creatività e visione senza prescindere dai valori della nostra fede e dalla dignità e rispetto della persona umana. Ogni passo in questa direzione non farà altro che spingere verso la speranza e verso la stabilizzazione di questa terra”.
Successivamente la delegazione è stata ricevuta da Hanan Ashrawi, membro dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, che ha definito la visita di vescovi “una fonte di speranza anche per i cristiani locali il cui numero sta calando. Essi sono tra i più vulnerabili ma al tempo stesso la loro presenza è fondamentale per questa terra”. Ashrawi ha inoltre denunciato “l’annientamento sistematico da parte di Israele delle condizioni basilari per la nascita di uno Stato palestinese. La soluzione ‘Due Popoli, Due Stati’ è il massimo compromesso che i palestinesi possono fare”. Ashrawi ha puntato l’indice contro “le decisioni unilaterali del presidente statunitense Donald Trump” quali il trasferimento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme, il sostegno agli insediamenti israeliani in territorio palestinese che la comunità internazionale ha stabilito essere illegali. Per la rappresentante dell’Olp “la natura inclusiva di Gerusalemme deve essere conservata, mantenuta e rispettata”. “Il nemico di Israele non è il popolo palestinese ma i terroristi come l’Isis. Noi vogliamo uno Stato aperto, inclusivo e tollerante”. Posizioni ribadite anche dal vice primo ministro Ziad Abu Amr nel suo saluto alla delegazione dei vescovi presso la sede del Governo palestinese, occasione nella quale ha lanciato un appello ai Paesi dell’Hlc affinché rilancino l’impegno per la pace, la ripresa del dialogo e dei negoziati: “È la priorità per il popolo e per il Governo”.

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