Brexit: allarme dell’Europarlamento sui diritti dei cittadini. Mentre migliaia di funzionari inglesi dell’Ue rischiano il posto di lavoro

(Strasburgo) Il Parlamento europeo, con una risoluzione sul Brexit approvata oggi a Strasburgo, esprime “preoccupazione specialmente per l’approccio” del governo di Londra “nell’applicazione del regime di residenza permanente nel Regno Unito, poiché non è previsto un documento fisico che provi l’ottenuto diritto di risiedere nel Regno Unito e per il limitato livello di assistenza fornita”. Il Parlamento sottolinea che la decisione sull’approvazione dell’accordo di recesso “terrà conto delle garanzie fornite sulla tutela dei diritti dei cittadini”. I deputati mettono in discussione anche “l’indipendenza dell’autorità istituita dal Regno Unito e prevista nell’accordo di recesso” e ritengono invece “utile un controllo congiunto da parte del Parlamento europeo e del parlamento del Regno Unito sull’attuazione e l’applicazione dell’accordo”. Nel testo passato in Emiciclo si invita ad “avviare o intensificare campagne di informazione per i cittadini sui loro diritti” e si incoraggia l’Ue27 ad “adottare misure che garantiscano la certezza del diritto ai cittadini del Regno Unito residenti nel territorio degli Stati membri”. La risoluzione non legislativa è stata approvata con 610 voti favorevoli, 29 contrari e 68 astensioni.
Si apre fra l’altro un tema piuttosto scottante, da sciogliere mediante il diritto. Se il recesso di Londra dall’Ue avverrà, come stabilito, il 31 gennaio, quel giorno decadranno dalla loro carica i 73 eurodeputati britannici; il Parlamento europeo passerà dagli attuali 751 membri a 705; una parte dei seggi verrà riassegnata a Paesi sottorappresentati (l’Italia guadagnerà 3 eurodeputati) e vi sarà una diversa composizione dei gruppi politici. 46 seggi saranno invece tenuti a disposizione di eventuali future adesioni di Stati. Ma la vertenza più complessa riguarda i funzionari britannici che lavorano nell’Ue: solo all’Europarlamento, ve ne sono circa 300 di nazionalità inglese che, a norma di Trattati, non potrebbero più lavorare a Bruxelles e Strasburgo. Nelle istituzioni Ue sono migliaia i funzionari britannici che rischiano il posto di lavoro.

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