“Il tasso elevato di dispersione scolastica evidenzia che a Catania c’è una forte vulnerabilità educativa e occupazionale. Ciò che preoccupa maggiormente è che questa povertà viene ‘ereditata’ dai figli e dai nipoti come un capitale in perdita, con il ‘blasone’ di una famiglia che fa difficoltà a trasmettere il valore dell’istruzione e del lavoro”. Lo afferma mons. Luigi Renna, arcivescovo di Catania, in occasione della presentazione dell’8° Rapporto povertà e risorse della Caritas diocesana, dal titolo “A scuola di speranza: una città che cambia”, illustrato questa mattina al Seminario arcivescovile. I dati del 2025: nel Centro di ascolto dell’Help Center sono stati erogati 15.113 interventi a favore di 4.484 beneficiari, il 78% dei quali con un titolo di studio pari o inferiore alla licenza media. “Dietro le analisi e i dati si vuole raccontare una storia più profonda: quella di una Chiesa che sceglie di abitare le fragilità del proprio tempo. Educare è carità”, spiega don Nuccio Puglisi, direttore della Caritas diocesana. La risposta si articola nel programma “Avventura della Conoscenza” con tre presidi educativi nei quartieri, nel progetto “Jobel” con laboratori negli istituti penitenziari minorili e nel progetto “Senza Catene” per i detenuti. Le 50 parrocchie monitorate hanno raggiunto 8.428 beneficiari, con disoccupazione (92%), povertà economica (90%) e solitudine (58%) tra le problematiche più segnalate. “Il futuro è in un ‘patto educativo’ in cui la famiglia non rimane ai margini, ma diventa la prima alleata delle istituzioni educative”, conclude mons. Renna.