A seguito della visita in Turchia nel dicembre 2025, oggi il Commissario del Consiglio d’Europa per i diritti umani, Michael O’Flaherty, ha pubblicato un memorandum su “La libertà di espressione, di riunione e di associazione pacifica e alcuni aspetti dell’amministrazione della giustizia in Turchia”, da cui emergono parecchie criticità. Nelle 14 pagine di testo il Commissario esprime preoccupazione in materia di libertà di espressione; il codice penale e le leggi antiterrorismo vengono usati in modo eccessivo per colpire il dissenso pacifico, la difesa dei diritti umani e il giornalismo. Al momento della visita si contavano almeno 29 giornalisti detenuti. Si registrano frequenti blocchi arbitrari di siti web, restrizioni sui social media e censure normative giustificate da motivi di “moralità” o “valori nazionali”. Rispetto alla libertà di riunione e associazione, le manifestazioni pacifiche subiscono divieti e un uso sproporzionato della forza da parte della polizia, come avvenuto durante le massicce proteste di marzo 2025. Le ong affrontano controlli amministrativi e minacce di chiusura. Quanto al sistema giudiziario, persistono le problematiche relative all’indipendenza della magistratura, alle garanzie di un equo processo, alle restrizioni a cui sono soggette gli ordini degli avvocati e all’esecuzione delle sentenze della Corte costituzionale. È necessario che la Turchia “senza ulteriori indugi” attui tutte le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, segnala ancora il Commissario, e che pure aderisca di nuovo alla Convenzione di Istanbul, per colmare il divario di protezione in materia di violenza contro le donne.