“La tassa occulta che grava sugli italiani, e che sottrae risorse a impieghi più produttivi per l’intera comunità, colpisce anche lombardi e ambrosiani”. Anzitutto il volume delle giocate: nel 2025 ha proseguito la sua folle corsa all’incremento, superando i 26 miliardi di euro in Lombardia (+4,67% rispetto al 2024) e i 15 miliardi in diocesi (+6,26%), “gonfiato da un’incessante e iperpubblicizzata offerta di nuovi giochi e bilanciato parzialmente dal parallelo incremento delle vincite”. Ne consegue che le perdite diocesane siano aumentate, nel 2025, solo dello 0,71% e quelle lombarde siano lievemente calate (-1,06%) rispetto al 2024: ma il loro valore assoluto continua a rimanere spaventoso, avendo raggiunto i 3 miliardi 828 milioni di euro nell’intera Lombardia e i 2 miliardi 167 milioni di euro (esattamente un decimo di quanto si perde a livello nazionale) nei 440 comuni della diocesi ambrosiana.
In termini di gettito erariale, nel 2025 l’azzardo ha fruttato 10 miliardi 372 milioni di euro. Cifra rilevante, ma non confortante: intanto, perché non è in crescita rispetto al 2024, nonostante lo sia (come detto, +5%) la raccolta complessiva. In secondo luogo, spiega Caritas, perché si conferma la flessione dell’incidenza di quanto finisce nelle casse pubbliche rispetto al volume d’affari complessivo.
“Agli inizi del secolo il gettito fiscale arrivava quasi al 30% del volume d’affari del comparto, oggi siamo abbondantemente sotto il 10%. È politicamente, ma anche moralmente discutibile, che un comparto che provoca tanti guasti sociali contribuisca in modo tanto esiguo, e per di più decrescente, a sostenere la spesa pubblica e l’interesse collettivo”, osserva Luciano Gualzetti, presidente della Consulta nazionale delle Fondazioni antiusura di matrice ecclesiale e della Fondazione San Bernardino, promossa dalle diocesi e dalle Caritas di Lombardia. “In generale, è politicamente e moralmente inaccettabile la tendenza a normalizzare l’azzardo, come fa per esempio il decreto di riordino del gioco fisico presentato dal Governo, senza che si ascoltino le vittime di un sistema che per molti significa dipendenza, disperazione, sovraindebitamento e, come su un piano inclinato, ricorso agli usurai. Il pur insufficiente apparato regolatorio sviluppatosi nello scorso decennio non va depotenziato, andrebbe semmai rafforzato. Non trascurando i troppi conti correnti svuotati, le case pignorate, le famiglie distrutte. Va respinto il tentativo di trasformare l’Italia nel casinò d’Europa: non siamo per chiudere il comparto, ma per regolamentarlo seriamente. Lo Stato torni a fare lo Stato, tutelando salute e risparmio dei cittadini, come da Costituzione”.