“Siamo in una patria che vive tra ansia, confusione e attesa”. Con parole segnate dalla drammaticità dell’attuale situazione libanese, il patriarca maronita, card. Béchara Boutros Raï, ha aperto ieri il mese mariano al santuario di Harissa, a circa 20 km a nord di Beirut, davanti a una folla di fedeli, offrendo una lettura della crisi che attraversa il Paese. “Ci troviamo davanti a una realtà sospesa, che oscilla tra una guerra imposta e una rifiutata, tra distruzione, sfollamento e morte”, ha affermato, denunciando “una condizione logorante, che esaurisce le persone e indebolisce i cittadini, lo Stato e le sue istituzioni”. In questo contesto, “il nostro popolo attende, immerso nell’ansia quotidiana, cercando di aggrapparsi a ciò che resta della speranza”. Il cardinale ha richiamato anche le fratture interne: “In questa attesa sperimentiamo ciò che è più difficile: le divisioni tra di noi, le tensioni, una suscettibilità eccessiva, come se avessimo smarrito la capacità di sopportarci a vicenda. Basta un disaccordo, una parola, perché ciò che resta della fiducia venga spezzato”. Un passaggio particolarmente critico ha riguardato il clima sui social: “Non è una semplice guerra di parole, ma il segno di un preoccupante declino del linguaggio e dei valori, oltre che di una crescente permissività verso l’offesa della dignità umana, che nessuno ha il diritto di violare”. Il card. Raï ha quindi ribadito la dignità e la vocazione del Paese: “Il Libano è più grande delle polemiche effimere ed è troppo nobile per essere ridotto al frastuono di voci che si feriscono tra loro”. Da qui l’invito a guardare alla speranza cristiana: “Guardiamo a Maria, nella quale Dio ha compiuto grandi cose, e chiediamo con fede: se Dio ha operato tanta grandezza in lei, non può compierla anche in questo Paese?”. Ricordando le prove attraversate dal Libano nella storia, il patriarca ha sottolineato: “Quante volte è sembrato cadere, eppure si è rialzato, quante volte è stato distrutto ed è risorto dalle macerie”. E ha concluso rilanciando la fiducia: “Nonostante tutto, continuiamo a credere. Continuiamo a sperare. Continuiamo ad attendere una nuova alba, un’alba che nascerà dalla pazienza di questo popolo, e dalla convinzione che Dio, che ha fatto grandi cose, sia ancora in grado di farle di nuovo, qui, in questo paese e nella vita di ogni essere umano che ancora si aggrappa alla speranza”.