Terra Santa: card. Pizzaballa, “la guerra è diventata un culto idolatra, ritorno della forza come strumento decisivo per risolvere ogni contesa”

(Foto Lpj.org)

“7 ottobre 2023 e la guerra a Gaza sono eventi spartiacque che, nel peggior modo possibile, hanno chiuso un’epoca e ne hanno aperta un’altra. Oggi assistiamo al ritorno della forza come strumento decisivo per risolvere ogni contesa. La guerra è diventata oggetto di un culto idolatra”. È quanto scrive il card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, nella sua Lettera alla diocesi di Gerusalemme, diffusa oggi e intitolata “Tornarono a Gerusalemme con grande gioia. Una proposta per vivere la vocazione della Chiesa in Terra Santa”. Il testo nasce dal dramma del conflitto in corso che “non è solo qualcosa da superare, ma il luogo stesso in cui la Chiesa è chiamata a compiere la propria missione. La nostra esistenza cristiana deve diventare testimonianza di uno stile di vita particolare, anche in mezzo al conflitto”. Il cuore della riflessione è Gerusalemme, “non solo il nostro luogo geografico, ma anche il cuore spirituale della nostra comunità e l’identità della nostra Chiesa”. “Per decenni – scrive nella prima delle tre parti in cui è divisa la lettera – la comunità internazionale ha creduto in un ordine internazionale basato su regole, trattati e multilateralismo. Oggi – rimarca Pizzaballa – assistiamo al ritorno della forza come strumento decisivo per risolvere ogni contesa. I civili non sono più considerati vittime collaterali, ma diventano danni da imputare alla mancata resa del nemico o strumenti funzionali al raggiungimento del proprio scopo. Alcune potenze mondiali, che un tempo si presentavano come garanti dell’ordine internazionale, scelgono da che parte stare non in base alla giustizia, ma in base ai propri interessi strategici ed economici”. Per il patriarca l’attuale è “una guerra che si conduce anche con parole e immagini. È sempre più difficile distinguere la cronaca dalla propaganda. La guerra in corso ha sollevato interrogativi inediti, penso all’uso dell’intelligenza artificiale nelle operazioni belliche”. Conseguenze di questo “caos sulla vita di tutti noi” sono, per il cardinale, “la dissoluzione delle relazioni avvelenate da odio e sfiducia, la percezione del proprio dolore diventa unica, assoluta. Esiste una differenza tra chi esercita il potere e chi lo subisce, tra chi possiede le armi e chi è minacciato, tra chi occupa e chi è occupato. L’odio ha scavato solchi profondi. Assistiamo a una dolorosa deumanizzazione dell’altro, quando egli è solo il nemico, tutto è lecito. La violenza ha generato un senso di tradimento persino negli ideali che pensavamo condivisi”. In Palestina, denuncia il patriarca, “si sta decidendo in modo silenzioso e strutturale il futuro del conflitto israelo-palestinese. Se non si interrompe la deriva delle aggressioni causate dall’occupazione e dall’assenza dello Stato di diritto, si rischia la cristallizzazione di una situazione di occupazione permanente che erode ogni possibilità di una soluzione giusta e condivisa”. Dentro questa desolazione, “le nostre comunità cristiane restano un segno tangibile di speranza e di coraggiose esperienze di vitalità e fraternità, grazie anche alla costante vicinanza spirituale e fattiva della Chiesa universale – da Papa Francesco e da Papa Leone XIV fino più piccole e povere diocesi”.

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