Sessione di lavoro congiunta oggi a Banja Luka per i vescovi della Conferenza episcopale di Bosnia ed Erzegovina e della Conferenza episcopale croata. L’appuntamento, alla sua 28ma edizione, ha visto attorno al tavolo 27 vescovi, insieme al Nunzio apostolico in Bosnia ed Erzegovina, Francis Assisi Chullikatt, e i segretari delle Conferenze episcopali. A presiedere i lavori l’arcivescovo di Sarajevo Tomo Vukšić, e di Zagabria Dražen Kutleša. L’incontro è servito per discutere “questioni di interesse comune”. Nel resoconto sul sito dei vescovi si citano i temi della pastorale per i cattolici croati all’estero, la Settimana di solidarietà con la Chiesa e il popolo della Bosnia ed Erzegovina, il lavoro della Commissione congiunta per il Martirologio croato e dell’Ufficio per la raccolta delle testimonianze, la preparazione delle linee guida per la formazione dei candidati al sacerdozio. Nel suo intervento, l’arcivescovo di Sarajevo Vukšić ha dato voce ad alcune sofferenze a partire dal processo di integrazione europea, “ancora in gran parte sospeso” e dallo spazio pubblico, che “non cessa di essere segnato da parole dure e persino minacce”. E, guardando alle elezioni generali che si terranno in autunno, ha auspicato che “la giustizia e il rispetto dei diritti umani di ogni persona prevalgano, che cessino gli abusi di leggi elettorali inadeguate e l’umiliazione delle minoranze che non hanno garantito il diritto di eleggere i propri rappresentanti ai vari livelli di governo”.
L’arcivescovo ha anche segnalato come l’accordo tra Bosnia-Erzegovina e Santa Sede, firmato nel 2007, sia stato “quasi dimenticato”, a partire dalla “semplice questione delle festività religiose come giorni non lavorativi”. Rispetto al lavoro della Commissione congiunta per il Martirologio croato ha spiegato: “Questa Commissione, attraverso la sua paziente, spesso silenziosa e impegnativa ricerca, cerca di far riemergere dall’oblio la sofferenza di tanti nostri fedeli, sacerdoti, religiosi e religiose” non per fomentare divisioni, ma per “costruire un dialogo e una riconciliazione autentici, basati sulla verità”. Il vescovo ospitante, Željko Majić, accogliendo i vescovi ha riportato l’attenzione sull’emorragia di cattolici: dagli oltre 120.000 fedeli prebellici, ne sono rimasti meno di 23.000. Nella fede si fonda la speranza che “Cristo trasformerà questa nostra difficile condizione”.