“Spopolamento, invecchiamento della popolazione, progressiva riduzione dei servizi e partenza dei giovani non possono essere considerati processi inevitabili”. Lo evidenziano le Acli condividendo la prospettiva indicata dalla Cei, in occasione dell’Incontro dei vescovi delle aree interne a Benevento ed evidenziando che “le aree interne non sono territori da accompagnare verso un declino ritenuto irreversibile, ma luoghi nei quali investire”.
“Da tempo le Acli sostengono una scelta di campo molto netta: nessuna parte del Paese può essere considerata sacrificabile e nessuna comunità può essere lasciata sola”, dichiara Raffaella Dispenza, vicepresidente nazionale delle Acli. “Il diritto a restare nel luogo in cui si è nati o che si è scelto come propria casa non può essere una concessione riservata a chi dispone di maggiori risorse. Deve diventare una possibilità concreta, garantita dalla presenza di scuole, servizi sanitari e sociali, trasporti, connessioni digitali, opportunità di lavoro e spazi di partecipazione”.
Per le Acli la questione delle aree interne riguarda non soltanto le comunità che vi abitano, ma la qualità della democrazia, la coesione sociale e l’equilibrio complessivo del Paese. Perciò, chiedono una nuova stagione di politiche pubbliche strutturali, continuative e costruite a partire dalle caratteristiche dei territori.
“Bisogna intervenire prima di tutto sulle condizioni che rendono un territorio realmente abitabile – prosegue Dispenza –. Servono politiche per la casa e il recupero del patrimonio inutilizzato, una sanità di prossimità, il sostegno alle piccole scuole, una mobilità adeguata e reti digitali affidabili. A queste misure devono affiancarsi opportunità di lavoro dignitoso e il sostegno alle imprese radicate nei territori, all’agricoltura multifunzionale, all’artigianato, alle cooperative di comunità e alle esperienze di economia sociale”.
Un ruolo importante può essere svolto anche da una fiscalità sensibile ai divari territoriali, capace di considerare i maggiori costi sostenuti da chi vive lontano dai servizi essenziali.
La riflessione promossa dalla Cei richiama inoltre la necessità di costruire reti e alleanze tra istituzioni, Chiesa, Terzo settore e comunità locali. È una direzione nella quale le Acli operano da sempre attraverso la loro presenza diffusa.
“Il futuro delle aree interne non può essere deciso esclusivamente dall’alto – conclude Dispenza –. Bisogna coinvolgere chi quei luoghi li abita, riconoscere le associazioni come infrastrutture sociali di prossimità e rendere stabile la collaborazione tra amministrazioni pubbliche e cittadinanza attiva. Solo così le comunità potranno passare dall’essere destinatarie degli interventi a protagoniste del proprio futuro. Contrastare lo spopolamento significa costruire fiducia, opportunità e partecipazione: significa permettere alle persone di restare, tornare o arrivare”.