“Abbiamo accolto con grande tristezza la notizia delle morti avvenute a bordo di una imbarcazione alla deriva nell’oceano. Fame, sete, la morte di una donna e di un bambino: tutto questo rappresenta una sofferenza che ci coinvolge profondamente”. A dare voce al dolore della comunità cattolica di Gran Canarie dove ieri si è consumato l’ennesimo naufragio di oltre 80 migranti provenienti dal Gambia, è il vescovo monsignor José Mazuelos Pérez. “Spero che questa tragedia – dice al Sir il vescovo – ci faccia comprendere che è arrivato il momento di dire basta. È tempo di rimettere al centro la dignità della persona e di smettere di utilizzare il fenomeno migratorio per costruire narrazioni e strategie politiche. Basta. Tutti noi, l’Europa, la Spagna e la comunità internazionale, dobbiamo impegnarci affinché l’Atlantico non sia più un cimitero. Spero che queste morti possano diventare una luce capace di guidarci verso un cambiamento, affinché insieme si possa porre fine a queste morti e lavorare fianco a fianco per trovare soluzioni. La questione è complessa, difficile e presenta molte sfumature, ma tutti dobbiamo impegnarci”. Il vescovo esprime forte dolore in particolare per la morte di una mamma con il suo bambino. “Quella donna, quella madre e quel bambino sono oggi un grido silenzioso che interpella la coscienza di ciascuno di noi”, dice. “Ci dicono che dobbiamo fermarci, riflettere e aprire nuove strade per mettere fine a questa tragedia che continua a consumarsi nell’Atlantico. Ciò significa guardare ai Paesi di origine, contrastare le mafie che sfruttano la disperazione delle persone, smettere di fare politica sulla pelle dei migranti, rinunciare alla ricerca di facili consensi e abbandonare narrazioni costruite per imporre le proprie posizioni. Questo è il momento di cercare il bene comune. Mi auguro che questa madre, quel bambino e tutte le vittime di queste traversate diventino un forte richiamo alla responsabilità”. Sono passati appena tre mesi, dalla visita di Papa Leone alle Isola Canarie nell’ambito del suo viaggio apostolico in Spagna. L’11 giugno, si era recato al porto di Arguineguín e lì, aveva gettato una corona di fiori nelle acque dell’oceano in ricordo dei migranti morti lungo la rotta atlantica. “Il Papa – ricorda oggi il vescovo – ci ha sempre invitato ad alzare lo sguardo. E questo significa non solo rivolgerlo a Dio, ma anche saper riconoscere i giovani che cercano di dare un senso alla propria vita attraverso il servizio, le donne che portano nel cuore ferite che nessuno conosce e, soprattutto, gli uomini e le donne che arrivano sulle nostre coste dopo aver attraversato un oceano di dolore, fuggendo da povertà, guerra, persecuzioni o disperazione. A questo ci invitava il Papa: a comprendere che dietro ogni migrante c’è un volto, una storia, una vita. E, soprattutto, ci invitava a non perdere mai di vista il rispetto della dignità di ogni persona, in particolare di chi soffre ed è costretto a lasciare la propria casa alla ricerca di un futuro migliore”.