In occasione della Giornata internazionale delle Nazioni Unite per la commemorazione delle vittime della violenza basata sulla religione o sul credo, che ricorre il 22 agosto, Open Doors richiama l’attenzione sulla crescente persecuzione contro i cristiani nell’Africa subsahariana, indicata come l’area del mondo più colpita da violenze, omicidi e rapimenti a sfondo religioso. Particolarmente preoccupante la situazione in Nigeria. Secondo quanto riferito dall’organizzazione, il 12 agosto miliziani Fulani hanno attaccato l’area di Mangu, nello Stato di Plateau, a maggioranza cristiana, incendiando abitazioni e chiese. Sei giorni dopo il gruppo sarebbe tornato nel vicino villaggio di Bin Per Bwai, uccidendo almeno 24 persone durante un assalto notturno. Al centro delle preoccupazioni vi è anche il fenomeno dei sequestri. Open Doors cita il caso di Victoria, rapita insieme ad altri 33 cristiani durante le celebrazioni pasquali dello scorso aprile nello Stato di Kaduna e riuscita a fuggire il 1° agosto dopo 120 giorni di prigionia. Durante la fuga è morta una delle figlie, mentre il bambino partorito durante la detenzione non è sopravvissuto. Venti degli ostaggi rapiti nell’attacco sarebbero ancora nelle mani dei sequestratori. L’organizzazione evidenzia come gli episodi registrati in Nigeria riflettano una tendenza più ampia nell’intera regione. Secondo la World Watch List 2026, i Paesi dell’Africa subsahariana rappresentano il 93% degli omicidi di cristiani registrati a livello mondiale e il 90% dei rapimenti. Open Doors stima inoltre in almeno 16 milioni il numero dei cristiani sfollati interni nell’area, costretti ad abbandonare le proprie case a causa della violenza e dell’insicurezza. Da qui l’appello alla comunità internazionale affinché affronti con maggiore determinazione il fenomeno della persecuzione religiosa. Open Doors richiama la dichiarazione diffusa l’8 giugno dagli esperti delle Nazioni Unite sulla situazione in Nigeria e la recente risoluzione del Parlamento europeo sulla persecuzione dei cristiani nel Paese. Nell’ambito della campagna internazionale “Arise Africa”, l’organizzazione ha inoltre lanciato una petizione globale che chiede protezione, giustizia e reinserimento per le comunità vulnerabili colpite dalla violenza.