“Proprio le case più povere, che nella maggior parte dei casi sono su palafitte, sono state quelle che hanno subito i danni maggiori, sono state distrutte. Credo che il bilancio non sia ancora definitivo. Stiamo aspettando i dati definitivi dal Comune. Ma riteniamo che si superino le 500 abitazioni crollate, che sono su palafitte, molte altre sono inagibili”. Un nuovo allarme, a una decina di giorni dal terremoto che ha colpito la Colombia occidentale, arriva al Sir da Sonia Suárez, direttrice del Banco alimentare della diocesi di Buenaventura, la maggiore città portuale del Paese, a grande concentrazione di popolazione povera e afrodiscendente. “Per quanto riguarda la situazione umanitaria, la diocesi di Buenaventura dispone del Bando diocesano alimentare – prosegue Suárez – e da qui abbiamo ricevuto gli aiuti provenienti da tutto il Paese. Il Banco è stato il più grande punto di raccolta, attraverso l’attività dell’associazione Abaco, che coordina i Banchi alimentari di tutto il Paese. A oggi, abbiamo già ricevuto oltre 250 tonnellate di aiuti umanitari, tra generi alimentari, beni non alimentari, cibo per animali domestici, ma anche coperte, materassini, cuscini e vestiti per soddisfare i bisogni primari e fondamentali della popolazione più colpita”.
Ma i problemi ancora irrisolti sono davvero moltissimi: “Innanzitutto la ricostruzione di tante abitazioni, non solo quelle su palafitte che sicuramente richiederanno un reinsediamento, ma anche le case in cemento, molte delle quali sono state danneggiate. In poche parole, questo evento ci ha cambiato la vita. Per quanto riguarda il nostro modo di vivere, stiamo ancora cercando di riprenderci, perché la città non è tornata alla normalità, né lo farà. Ci sono ancora troppi luoghi crollati. Questo terremoto qui nella nostra città portuale ha causato più di 20 vittime, probabilmente una trentina. Ci sono centinaia di feriti e in città c’è un solo ospedale, oggi sovraffollato. Dal punto di vista sanitario, l’impatto è grave in tutta la regione, anche a Cali, la città capoluogo, varie cliniche sono state danneggiate”. Conclude Suárez: “Noi, come Banco Alimentare, stiamo accanto alle famiglie, ascoltando anche le loro sofferenze, non solo forniamo loro cibo, coperte, provviste e generi alimentari, dato che le conosciamo bene, sono le famiglie con cui lavoriamo da quasi 7 anni. Il nostro compito è quello di essere solidali, ascoltare, abbracciare, perché c’è molta paura, timore, specie tra i bambini, che pure non hanno le parole per esprimere i loro sentimenti”.