“Lo sport può diventare un linguaggio di pace: non elimina le differenze, ma insegna a viverle senza trasformarle in conflitto per un bene più grande”. Lo afferma il patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, membro del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, in occasione della ventesima edizione dei Giochi del Mediterraneo, che si aprono oggi a Taranto con la partecipazione di Athletica Vaticana. In un’intervista pubblicata da “La Nuova Venezia” e dalle altre testate venete del gruppo Nord Est Multimedia, Moraglia sottolinea che la presenza della Santa Sede, con quattro atleti, è “significativa” perché i Giochi mettono in dialogo “culture, etnie e appartenenze differenti”. In un Mediterraneo segnato da guerre e tensioni, possono così rappresentare “una luce di speranza”, mostrando che l’appartenenza non deve diventare “barriera e motivo di conflitto”. Il patriarca interviene anche sull’assenza di Israele: “Ogni esclusione, in ambito culturale e sportivo, non può che dispiacere”. Per Moraglia “talvolta i diktat della politica diventano muri invalicabili anche in settori nei quali sarebbe bene che la politica facesse un passo indietro”. Cultura, arte, libertà religiosa e sport, osserva, sono espressioni dell’umano che “precedono la politica” e vanno preservate dalle strumentalizzazioni. Infine il richiamo all’inclusione, anche attraverso gli atleti di seconda generazione: “Lo sport dimostra concretamente che l’inclusione non è una concessione ma è una forza”.