La Federazione italiana comunità terapeutiche (Fict Ets) – in occasione dell’entrata in vigore oggi della nuova norma sulla detenzione domiciliare per il recupero delle persone tossicodipendenti e alcoldipendenti – ribadisce che le comunità terapeutiche non sono una semplice alternativa al carcere, ma servizi sanitari accreditati nei quali si realizzano percorsi terapeutici e riabilitativi orientati al recupero dell’autonomia e al reinserimento sociale. “La comunità non è un luogo dove trasferire la pena. È un luogo di cura e di responsabilizzazione”, spiega il presidente della Fict, Luciano Squillaci. “Per questo è fondamentale che la riforma mantenga pienamente la propria natura terapeutica e che i percorsi siano costruiti con competenza e responsabilità”.
Da oltre trent’anni la Fict Ets collabora con il Servizio sanitario nazionale, la magistratura e l’amministrazione penitenziaria “Quando diciamo che ogni giorno di carcere in più, laddove sia possibile e appropriato un vero percorso terapeutico, rischia di essere un giorno perduto, non contrapponiamo la cura alla sicurezza”, precisa Squillaci. “Dobbiamo utilizzare quel tempo per curare, responsabilizzare e creare le condizioni perché una persona non torni a commettere reati. Ridurre la recidiva è uno degli obiettivi più concreti di una politica della sicurezza”.
La Fict Ets auspica ora una rapida e seria attuazione della riforma, accompagnata da adeguati investimenti nella rete dei servizi territoriali e delle comunità terapeutiche.
“Le comunità sono pronte a fare la propria parte”, conclude Squillaci, “nella consapevolezza che cura, responsabilità, reinserimento e sicurezza appartengono alla stessa sfida: restituire alla società persone capaci di ricostruire la propria vita senza dipendenze e senza reati”.