Il Servizio di volontariato internazionale ha un impatto che va ben oltre il periodo di permanenza all’estero e rafforza la società austriaca a lungo termine: secondo il Centro servizi per il volontariato internazionale, “WeltWegWeiser”, molti ex volontari continuano a essere attivi in ambito sociale, educativo o sanitario, oltre che nel volontariato, anche dopo il rientro in Austria. L’esperienza acquisita all’estero, quindi, apporta benefici anche alla società nazionale, ha spiegato il centro servizi, gestito dall’organizzazione salesiana di aiuto umanitario “Jugend Eine Welt” e sostenuto dall’Agenzia austriaca per lo sviluppo (Ada), in un comunicato stampa odierno. Come esempio dell’impatto a lungo termine, WeltWegWeiser cita Thomas Zobernig, ex obiettore di coscienza internazionale. Ha svolto il suo servizio civile alternativo attraverso l’organizzazione “Volontariat bewegt” in Ecuador, dove ha supportato bambini e giovani svantaggiati insieme ad assistenti sociali. Queste esperienze lo hanno motivato a studiare Sviluppo Internazionale all’Università di Vienna. Zobernig da oltre dieci anni gestisce un centro giovanile a Vienna, che accoglie circa 130 bambini e ragazzi e supporta più di 40 volontari. Il comunicato stampa fa seguito a una cerimonia di saluto tenutasi all’inizio di luglio presso il ministero degli Affari sociali, con la presenza della ministra federale Korinna Schumann, durante la quale sono stati omaggiati i futuri volontari internazionali. Il dibattito sul servizio di volontariato internazionale è stato recentemente riacceso da considerazioni del ministro per la Famiglia, Claudia Bauer, che messo in discussione la sua validità come alternativa al servizio civile obbligatorio, per una ipotetica carenza di volontari. WeltWegWeiser, la Conferenza austriaca degli ordini religiosi, e l’ordinario militare austriaco, mons. Werner Freistetter, si sono espressi contro questa visione.