Teologia: mons. Staglianò risponde a Barbero, “la fede che non si pensa è nulla”

“La fede che non si pensa è nulla”. Lo scrive mons. Antonio Staglianò, presidente della Pontificia Accademia di Teologia, in un editoriale di replica allo storico Alessandro Barbero, che in una recente riflessione sui social aveva motivato il proprio ateismo attribuendo a sant’Agostino la massima “credo quia absurdum”. Per il presule si tratta di “un gigantesco equivoco teologico e filosofico”: quell’espressione appartiene infatti a Tertulliano, mentre la tradizione cattolica sostiene l’esatto contrario, “fides nisi cogitatur nulla est”, richiamando anche sant’Anselmo d’Aosta e la sua “fides quaerens intellectum” e l’enciclica di Giovanni Paolo II “Fides et Ratio”. Staglianò contesta inoltre la “tolleranza” invocata da Barbero verso i credenti, definendola “condiscendenza”: “Si rispetta il credente quando si esige che la sua fede sia intelligente, responsabile e argomentata”. Alla domanda dello storico sul perché la propria epoca avrebbe “azzeccato” la religione vera rispetto alle divinità antiche, il teologo risponde richiamando il “Novum” del cristianesimo: non un’invenzione dell’uomo, ma “la storia di Dio che scende in terra, prende carne, e si fa incontrare”. Criticando anche un “cattolicesimo convenzionale” fatto di “preghierine e riti esteriori” incapace di tradursi in carità, mons. Staglianò conclude invitando Barbero a un confronto vero: “Non le chiediamo di tollerarci come simpatici sognatori dell’assurdo. Le chiediamo di sfidarci sul piano della Ragione e dell’Amore”.

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