“Io, casalese che non sono altro. Storia di resilienza e riscatto” è il libro che Renato Natale, sindaco di Casal di Principe dal 2014 al 2024, ha presentato questa mattina a Rondine Cittadella della pace, nell’ambito dello YouTopic Fest in corso nel borgo alle porte di Arezzo. Un’occasione per ripercorrere il suo impegno nella lotta alla camorra e per rievocare, davanti ai giovani, la figura di don Peppe Diana, il sacerdote ucciso il 19 marzo 1994 dal clan dei Casalesi. “Ci teneva molto e cercava di fare di tutto per strappare i giovani dalle grinfie della criminalità organizzata”, ha affermato al Sir, Natale, a margine della presentazione, sottolineando il tratto umano e pastorale del sacerdote. “Don Peppe era estroverso, era un vulcano, molto preciso e molto serio. Era un sacerdote tutto preso dal messaggio evangelico che cercava di portare ai giovani rendendosi simile a loro”. Una vicinanza concreta che passava anche dalla condivisione delle passioni: “Li portava a vedere le partite del Napoli, organizzava campi scout”. Aveva solo 35 anni quando fu assassinato: “La sua giovane età ha reso il suo sacrificio ancora più simbolico nella lotta contro la camorra. Le sue parole non lo resero gradito alla criminalità organizzata. La Parola era un’arma straordinaria che strappava consenso alla camorra”. Un impegno pagato con la vita, ma capace di generare un cambiamento profondo. “La sua uccisione fu uno shock per la nostra comunità ma anche un momento di svolta. Quel seme morto ha portato i suoi frutti provocando il riscatto della città a partire dai giovani”, ha aggiunto Natale, indicando nell’eredità morale di don Diana un punto di riferimento ancora attuale. “Per me l’eredità che ci ha lasciato è quella di ‘non tacere’, di non voltare lo sguardo davanti alle ingiustizie e all’illegalità”. Un invito rivolto in particolare alle nuove generazioni: “Continuare a parlare nonostante tutto, insistere perché, come si dice, ‘la goccia scava la pietra’”. E infine il richiamo all’impegno concreto: “Don Diana ha fatto tutto questo nella sua pur breve vita e ci ha insegnato che l’azione, l’impegno alla fine possono cambiare il mondo. L’ideale scout di lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato è possibile, anche se ci vuole fatica, sacrificio e molto coraggio. Però è possibile e bisogna farlo, senza mai abbattersi”.