“L’Esame di Maturità non è soltanto un punto di arrivo. È una soglia da attraversare, una tappa che vi invita a guardare avanti e a riconoscere l’orizzonte di senso e di felicità verso il quale desiderate camminare”. Lo scrive il vescovo Sabino Iannuzzi nel messaggio rivolto ai ragazzi e alle ragazze che tra pochi giorni affronteranno l’esame di Maturità 2026. “Proprio mentre cresce la capacità delle tecnologie – scrive -, appare con ancora maggiore evidenza una verità semplice: ciò che rende grande il mondo non è la potenza degli strumenti, ma la qualità delle persone che li utilizzano e li pongono al servizio del bene comune”. Tra le innovazioni che stanno trasformando il nostro tempo, l’intelligenza artificiale “rappresenta una straordinaria opportunità, ma anche una grande responsabilità etica che coinvolge il singolo e l’intera comunità umana. Essa potrà essere davvero una risorsa soltanto se resterà al servizio della persona, della sua dignità, della sua libertà e della sua capacità di discernimento”. La vera maturità, rimarca il vescovo, non consiste nell’avere tutte le risposte, ma nel saper porre le domande giuste. Citando il filosofo Edgar Morin, invita gli studenti a sviluppare non “teste piene” di nozioni, ma “teste ben fatte”, capaci di interpretare la complessità e di esercitare pensiero libero e responsabile. Mons. Iannuzzi esorta a guardare all’Esame come a un momento di crescita personale e non solo scolastica, ricordando ai maturandi che il loro valore non coincide con un voto. “Il mondo – afferma – ha bisogno non solo di professionisti preparati, ma di persone capaci di pensare, servire, creare ponti e prendersi cura degli altri, custodendo la propria sensibilità, la libertà e i sogni”. Il vescovo augura ai ragazzi serenità nello studio e nelle scelte future, confidando che il Signore accompagni ciascuno in questo passaggio e che si diventi non solo colti, ma soprattutto persone buone, perché questa è “la forma più alta dell’intelligenza umana”.