“Stiamo avendo questa grande grazia di vivere due giorni insieme all’ombra di san Francesco. La santità di Francesco è per noi quasi come una bussola: ci indica la via che conduce alla gioia, ci ricorda che la santità è possibile, ci ricorda che il Vangelo è possibile, ci ricorda che la Pasqua passa attraverso la Croce”. Lo ha affermato ieri l’arcivescovo di Genova, mons. Marco Tasca, nell’omelia pronunciata durante la solenne celebrazione che ha presieduto nella basilica superiore di Assisi in occasione del pellegrinaggio diocesano della Chiesa genovese nel corso dell’ostensione delle spoglie mortali di san Francesco.
Ripercorrendo la giovinezza del santo, il presule ha richiamato le Fonti Francescane e come maturò la conversione: “Francesco smise di adorare se stesso”. “Oggi – ha osservato l’arcivescovo – capite quanto sia indispensabile smettere di adorare se stessi, la propria immagine o quell’immagine che vogliamo ottenere e che i social ci fanno pensare sia fonte di felicità e di vita piena. Poi ci rendiamo conto che non è così”. Ma nella vita di Francesco fu centrale anche la preghiera: “Le Fonti – ha proseguito mons. Tasca – dicono che spesso, quasi ogni giorno, si immergeva segretamente nell’orazione. Francesco capisce che per smettere di adorare se stesso non basta la buona volontà”.
Mons. Tasca ha concluso l’omelia con una preghiera di Papa Leone XIV per l’anniversario francescano: “San Francesco, fratello nostro, tu che ottocento anni or sono andavi incontro a sorella morte come un uomo pacificato, intercedi per noi presso il Signore. Donaci il coraggio di costruire ponti dove il mondo erige confini. In questo tempo afflitto da conflitti e divisioni, intercedi perché diventiamo operatori di pace, testimoni disarmati e disarmanti della pace che viene da Cristo”.